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Giorgio Moroder – Déjà Vu

2015 - RCA
dance / elettronica

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Tracklist

1. 4 U With Love
2. Déja Vu
3. Diamonds
4. Don't Let Go
5. Right Here, Right Now
6. Tempted
7. 74 Is The New 24
8. Tom's Diner
9. Wildstar
10. Back & Forth
11. I Do This For You
12. La Disco

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Era il 2000 circa ed io con il mio primo e poderoso Compaq Presario, che per l’epoca forniva prestazioni da stazione spaziale orbitante, scaricai un programmino risolvi-pomeriggi in versione rigorosamente free: E-Jay. Una volta installato, si poteva, accozzando alla meglio un fintissimo synth a svariati e banalissimi sample della dance fine 90/primi anni zero, comporre la propria disco-hit da classifica. L’unico risultato che ottenni fu di entrare nella classifica dei più odiati del condominio a furia di riprodurre i miei “lavori” inascoltabili. Questo déjà vu è stato immediato ascoltando per la prima volta 4 U with love l’opening track del nuovo album di Giorgio Moroder, chiamato, ironia della sorte, proprio Déjà vu. Il brano, teneramente dedicato alla moglie, suona molto familiare a quei miei primi falliti tentativi di diventare un dj di successo.

La formula su cui il Giorgione nazionale ha puntato è quella della collaborazione celebre (con artisti forzatamente del roster Sony), opzione che gli ha consegnato al 2015 un album parodia del pop da classifica. Sebbene i nomi siano spesso altisonanti, solo raramente si è riusciti a partorire un brano degno di tale nome (Déjà vu ft. Sia) mentre le restanti 12 tracce suonano un po’ come l’alba dei morti viventi del pop, dove i cessati spiriti portano il nome di Kylie Minouge, Britney Spears, Kelis, arrangiate in maniera tanto procedurale quanto banale. Voci distorte tremendamente anni 90 (Wildstar) unite ad un incedere che ricorda certi esperimenti dance dei primi anni 2000 (74 is the new24), condite qua e la da qualche sprazzo/rimembranza della collaborazione con i Daft Punk.

A questo punto è lecito chiedersi come mai da un pioniere, un inventore di questa portata venga un prodotto così poco convincente e così forzosamente datato. A 75 anni che senso ha tornare sulle scene rimpiangendo il passato? Molti potrebbero rispondere che, magari anche a ragione, lui è Giorgio Moroder e può permetterselo.

Stavolta però ci sentiamo di svincolarci dal buonismo reverenziale e non ci tiriamo indietro dall’affermare che il problema non è solo l’anacronismo di questo album ma anche la sensazione di già ascoltato che ogni traccia emana. Se Moroder voleva creare un album pop senza età è riuscito nell’impresa diametralmente opposta: creare un pop che puzza fortemente di naftalina.

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