Interviste

Intervista ai LAUREX PALLAS

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I Laurex Pallas sono alla conclusione della “trilogia della fatica”, iniziata nel 2007, che ha prodotto tre dischi di altissimo livello. Scherzosi e allegri quando serve ma sempre pronti a farsi seri all’occasione, un gruppo poliedrico supportato da testi importanti e musiche curate. Sperimentali quanto tutti dovrebbero esserlo, senza la paura di dover sottostare a regole di mercato sovraimposte.

Partiamo dal vostro ultimo video: in Magari Fosse Vero andate a riscoprire molte “leggende” mai verificate che hanno preso piede con il passaparola (alcune da googlare, per chi si fosse perso dei pezzi). Voglia di divertire, riscoprendo cose che fanno spesso sorridere, o volete scagliarvi con allegria contro l’ormai fin troppo diffuso meccanismo delle bufale?
A dir la verità con Magari Fosse Vero la nostra intenzione era di celebrare l’arte del racconto, lo storytelling. È un brano sul bello di raccontare. Quando un racconto è avvincente non ti chiedi se è una storia vera. Leggendo Omero, ad esempio, vuoi sapere degli eroi, di cosa accadrà agli Achei. Non se Omero sia o meno esistito. L’epica, il tramandare attraverso la parola… lo stesso vale anche per le leggende metropolitane, se ci pensi. Solo che queste non nascono per tramandare lo spirito di un popolo. O forse, sì. In qualche modo tramandano lo spirito della nostra società, così stratificata, torbida, sempre a sfumature.
E a proposito di tradizione orale ci tengo a raccontarti di Magari Fosse Vero – Parte Seconda. Sul nostro sito: www.laurexpallas.it/wp/ stiamo raccogliendo le leggende conosciute dai nostri fan. Con le migliori incideremo una nuova versione del brano e gli utenti diventeranno co-autori della canzone. Siamo o non siamo epici?

L’immaginario del ciclismo (perlomeno quello “d’epoca”) è alla base dei vostri titoli e anche il video vi fa costantemente riferimento: come mai? Rappresenta qualcosa per voi?
Torniamo sempre lì, al racconto delle gesta degli eroi. I veri eroi, per diventare immortali, passano attraverso le difficoltà. E sono proprio queste difficoltà che segnano la linea di demarcazione tra gli eroi e gli uomini comuni. La fatica, il sacrificio che porta alla vittoria finale. Ed è proprio questa fatica che ci interessava indagare con la nostra trilogia. La fatica del fare le cose a modo proprio, al proprio passo e secondo le proprie regole.

Il disco si chiama “La Prestigiosa Milano – Montreux” e voi, per coerenza di vita, avete rifatto quel percorso tutti insieme: che esperienza è stata? Sareste pronti a rifarla in bicicletta?
In effetti l’abbiamo rifatta in bicicletta… con delle bici scassate e supportati dalla nostra ammiraglia, il nostro furgone. Che forse è più scassato delle bici. Siamo partiti da Milano e abbiamo documentato tutto, al fine di creare un mini documentario, o una mini serie sul nostro album. In realtà non so cosa sia, so solo che in quattro tappe (episodi) abbiamo voluto raccontare il viaggio da Milano fino a Montreux attraverso le nostre canzoni, eseguite dal vivo e senza alcuna amplificazione, solo gli scheletri dei pezzi eseguiti nel modo più grezzo possibile, da strada direi…


Cosa avete ascoltato per i questi 300km che separano le due città? Quando vi spostate in gruppo la musica viene scelta a turno, qualcuno si impone o ci si affida alla maggioranza?
Nelle rare occasioni in cui non abbiamo pedalato abbiamo ascoltato cose che non ci farebbero onore, credimi. In generale c’è una regola non scritta: chi guida sceglie la musica. Ma siccome le casse sono solo dietro e i membri seduti nella parte posteriore solitamente vogliono dormire, scatta ogni volta una rivolta delle retrovie e il conducente deve abbassare. Il risultato è che chi sceglie non sente nulla e chi non sceglie subisce.

Spesso viene affermato che siete un “collettivo” mentre voi vi appellate al sostantivo “brigata”: vi piace la prima definizione? Credete descriva bene il vostro progetto?
Brigata è un termine militare. E in passato, quando ancora Laurex Pallas era solo un duo, l’abbiamo usato per indicare i musicisti che ci accompagnavano dal vivo (che poi sono entrati a far parte del progetto). Ma abbiamo sempre affiancato al termine militare la parola meno violenta che esista: amore. La “L’Allegra Brigata Dell’Amore” accompagnava dal vivo i primi Laurex. E quindi è un po’ per questo che preferiamo essere definiti la brigata Laurex Pallas…  Ad ogni modo, la brigata è sicuramente un’entità collettiva ma non tutti i collettivi sono anche una brigata. Ti ho risposto? Forse no… ;-)

Nell’album ci sono moltissime collaborazioni di altri musicisti, più o meno conosciuti. Pensate siano parte integrante dello spirito Laurex Pallas il coinvolgimento di una schiera così ampia di amici ed artisti e questa estensiva forma di collaborazione?
Sicuramente fa parte del nostro spirito, non c’è dubbio. Questo non significa però che adotteremo sempre tale modalità. In questo caso volevamo fare un album corale. E quale modo migliore se non coinvolgere più persone possibili?

Nel disco ci sono, di conseguenza a ciò che si è appena detto, tantissimi strumenti. Dal vivo come pensate di sopperire all’incompletezza di suoni che potrebbe crearsi sul palco?
Bella domanda… questo è il più antico dei quesiti. Facciamo un album con tutte le atmosfere che riteniamo necessarie o facciamo un album riproducibile esattamente dal vivo?
Direi che stavolta sarà impossibile rifare il disco esattamente. Per fare un esempio, solo la linea vocale principale di Magari Fosse Vero è composta di otto tracce. Noi siamo meno e non tutti cantano. Un bel problema o una bella sfida?
Dal vivo si tratta di cogliere l’essenza del pezzo e portarla all’estremo con i mezzi a disposizione, ovvero sei persone, dodici mani e tutti gli strumenti che riusciamo a caricare in un furgone.

Le definizioni chiuse a volte pongono fine alla sperimentazione, ma sono forse necessarie per una visione a priori efficace. La vostra musica è multiforme, mescolate influenze e stili senza preoccupazioni e venite di volta in volta presentati come pop, indie, folk, cantautorali, rock: voi a che genere di musica vi appellate quando vi rivolgete a voi stessi?
Nei nostri pezzi cerchiamo sempre melodia e ritornelli. Quindi direi pop: pezzi orecchiabili possibilmente.

Avete concluso la “trilogia della fatica”: avete intenzione di continuare con il progetto così come si è sviluppato o avete già in mente svolte significative?
Abbiamo già pronta una raccolta di brani molto audaci che prendono una direzione totalmente diversa. Questo sarà sicuramente il nostro prossimo progetto. Poi, ovvio, avendo concluso questa trilogia il tentativo sarà quello di provare altre strade rimanendo in territori che ci appartengono.

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