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Battles – La Di Da Di

2015 - Warp
math

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Tracklist

1. The Yabba
2. Dot Net
3. FF Bada
4. Summer Simmer
5. Cacio e Pepe
6. Non-Violence
7. Dot Com
8. Tyne Wear
9. Tricentennial
10. Megatouch
11. Flora > Fauna
12. Luu Le

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Chi l’avrebbe mai detto che il punto “debole” dei Battles fosse “la voce”. E invece pare proprio che le nenie vocali di Tyondai Braxton sul capolavoro “Atlas”, e il suo lascito declamato da altre autorevolissime ugole del rock disagiato tutto sul secondo altrettanto pazzesco “Gloss Drop” fossero il lato che incatenava i tre newyorkesi ad una forma non realmente consona al proprio vero io musicale. Lo confermano in alcune interviste ma, senza tirarmela troppo, già me ne ero accorto ascoltando il fulminante esordio, chiedendomi se non fossero un “di più”, un capriccio del figlio di Anthony Braxton, e la conferma arriva sul terzo lavoro della band “La Di Da Di”, che si attesta, sempre a mio umilissimo avviso, come miglior disco di questo “supergruppo” (lo è a tutti gli effetti), e lo fa senza usare una voce una.

Disco strumentale, dunque, di loop usati all’estremo e senza pietà e, soprattutto, disco fottutamente rock. Anzi, di come dovrebbe essere il rock oggi, senza star troppo a scomodare il passato, anche se l’eco di certe bastonate kraut (Can e Neu su tutti) o progressive (i momenti più furiosi degli ELP di “Brain Salad Surgery”) si sente eccome.
Dunque, si aprono le danze con il “falso” minimalismo di “The Yabba” che parte lenta, “incartata” e sommessa per poi scoppiare in coltellata di suono sul finale, ci si getta nella furiosa electro da dieci tonnellate di “Dot Net”, si guarda al math rock senza alcun timore sulla doncaballeriana follia loop annegata in bass-synth distruttivi di “FF Bada”, l’acida “assenza” ritmica di “Cacio e Pepe” fa contorcere le sinapsi e si diventa pazzi sugli ostinati botta e risposta sintetici dell’esplosiva “Non-Violence”.
Il punto focale del disco, quello che fa diventare un album qualcosa di unico e devastante, è che tutto questo delirio di suoni a valanga sia prodotto da tre soli elementi ma, soprattutto, che si SENTE al volo che i Battles sono un trio, che suonano tutto assieme e sovraincidono poco se non proprio un cazzo: la devastazione tribale di “Tricentennial” è un esempio comodo comodo di questo discorso, le tre vie si inerpicano su martorianti progressioni ognuna per i cazzi suoi per incontrarsi all’apice e diventare un enorme monolite acido, o anche nelle mediorientali sferzate quasi dance-punk di “Megatouch”, capolavoro del disco. Inoltre, ma non è una novità, il lavoro dietro le pelli di John Stainer rende tutto così pesantemente chirurgico e bestiale che uno fatica a credere che sia umano (ti prego NON TORNARE NEGLI HELMET).

Insomma, se avete voglia di ballare o semplicemente di farvi incastrare il cervello, “La Di Da Di” è il disco giusto per voi.

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