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Il Re è morto, Viva il Re

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Ebbene si, la morte di Lemmy mi ha rattristato.

Non perché io sia un chissà quale fan dei Motorhead (non mi considero nemmeno tale) ma piuttosto per il fatto che, per chi come me è cresciuto con un certo background musicale, l’importanza del personaggio è imprescindibile, molto più delle finte icone attuali.

Quando più di vent’anni fa iniziai ad addentrarmi nel grande e fatato reame dell’heavy metal lui era sempre lì, sulle testate dei giornali più importanti e sui palchi di tutto mondo, con la sua band dal suono talmente sporco semplice e grezzo da risultare sempre attuale e soprattuto con un’ attitudine che è tale solo di quella generazione di rockstar.

Così tra le uscite di dischi death-thrash-black-doom-power-speed, volente o nolente ti capitava regolarmente di vedere i suoi baffi, i suoi porri e il suo cappello.

Così come le speculazioni sulla sua immortalità e su come non fosse possibile che una vita di eccessi non avesse lasciato tracce sul suo fisico.

Ho una nostalgia tremenda di quegli anni se ci penso, forse dovuta alla mia allora beata ignoranza e voglia di scoprire sempre cose nuove.

Ed è proprio grazie al fenomenale giornalismo di alcune testate musicale di quegli anni (Metal Hammer Italia in testa) e alla lettura di libri come “L’estetica del Metallaro” capii che apprezzare la musica è un piacere unico oltre che una passione istintiva ma che, senza una base critica e una conoscenza oggettiva, rischia di rimanere una esperienza incompleta.

A maggior ragione oggi che grazie (e sottolineo GRAZIE) a internet abbiamo tutto a disposizione a pochi euro e in pochi istanti, la contestualizzazione e una parte di conoscenza storica aiuterebbe non poco la musica atuale , sommersa com’è da una coltre di plastica e in mano a burattinai e creatori di finti eroi e rockstar di carta.

Ma tutto questo cosa c’entra con i Motorhead anzi, con Lemmy?

C’entra che mi rende triste e incazzato vedere critiche superficiali e frasi ad effetto ogni volta che un grande muore (come successe per Ronnie James Dio) tirando fuori la ritrita scusa del “roba vecchia, è ora di guardare avanti” e frasi simili, talmente banali che pure Salvini si indignerebbe.

Per carità, nessuno si aspetta che la gente ascolti nel 2015 Ace of Spades tutti i giorni, fortunatamente il metal è andato oltre raggiungendo vette impensabili.

Ma il rispetto di chi il rock and roll lo ha riscritto influenzando generazioni intere è una cosa sacrosanta e segno di maturità.

Come disse lui “io ho iniziato a suonare quando il metal non esisteva e continuo a suonare ora che è entrato di diritto nella storia della musica e si è evoluto cosi tanto che molte delle cose non le capisco nemmeno”.

Cosi mentre dite che i Motorhead erano una band terrificante e brutta e sui vostri iPod passano gruppi come Slayer, Metallica, Meshuggah, Him, Sunn O))), Faith No More, Foo Fighters, Immortal, Dimmu Borgir o Chrome Division, senza che ve ne stiate accorgendo Lemmy dall’alto (o dal basso) ve l’ha fatta ancora una volta, Bastards.

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