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Calcutta – Mainstream

2015 - Bomba Dischi
pop / songwriting

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Tracklist

1. Gaetano
2. Cosa mi manchi a fare
3. Intermezzo 2
4. Milano
5. Limonata
6. Frosinone
7. Intermezzo 1
8. Dal verde
9. Dal verme
10. Le barche

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Da Calcutta a Mainstream. Cosa si cela dietro un moniker così criptico e un titolo così esplicito? Fin ora tante date sold out da nord a sud, un video che ha ampiamente superato le trecentomila visualizzazioni su youtube e un album che è sulla bocca di tutti. Ma perché? Andiamo per gradi.
Edoardo D’Erme è un fiero figlio di Latina e porta nella sua musica e nei testi un po’ della mestizia che la città rievoca nell’immaginario collettivo nazionale. Ciò era ben presente in Forse… il suo primo album da solista, uscito nel 2012 per Geograph Records dove ambientazioni acustiche, lo-fi e da ‘interno-giorno’ erano messe al servizio di storie di persone e luoghi trasandati. Un disagio forte e potente.

Calcutta è Mainstream. Questa definizione porta in se un po’ di verità anche se probabilmente la diatriba dell’underground/mainstream non interessa molto a Calcutta. La vera svolta centrata dal cantautore è stata la scelta di continuare a parlare d’amore, di zone, di persone ma rendendo il tutto radiofonicamente interessante. Ciò purtroppo ha fatto storcere il naso ai fan della prima ora e a certa stampa di settore che considerano l’apertura verso una fetta di pubblico maggiore (mainstream?) come una perdita d’identità. Ma anche questo a Calcutta non interessa. A una domanda postagli da Repubblica su una sua eventuale paura che la sua musica potesse non venire presa sul serio lui rispondeva cosi: “La gente dovrebbe smettere di preoccuparsene. Perché pensano per categorie, questo è serio, questo fa ridere, questo è sacro, questo è profano, ma non è più così”. Parole sante.
Scevro da ogni cricca o fazione, dunque, quello che resta è un album ricco di singoli azzeccati (Frosinone, Cosa mi manchi a fare, Gaetano) che restano prepotentemente in testa, complice anche l’aiuto in fase iniziale da parte del cripto-mainstream Niccolò Contessa. Tra le righe poi si delinea il Calcutta-persona che odia gli ipocriti snob (“A me quel tipo di gente no, non va proprio giù”) e li provoca (“Ho fatto una svastica in centro a Bologna”), che  ci racconta i suoi momenti no (“Non ho lavato i piatti con lo Svelto e questa è la mia libertà”) e la sua bonaria ossessione per i luoghi geografici (“Milano è una corsia di un ospedale”, “Pesaro è una donna intelligente”, “Il Frosinone in serie A”)
Un uomo allo specchio insomma, che non ha paura di raccontarsi sebbene spogliato da oscurità, riverberi e bassa fedeltà.

Calcutta è Mainstream? D’Erme ha le carte in regola per spiccare il volo ma non per inserirsi in questo flusso principale che ama tanto canzonare. Questa differenza dalla massa potrebbe essere la chiave di volta di una carriera piena, interessante e non allineata ad ogni costo. Per ora preferisce evidenziare l’inutilità di categorizzare e dare un nome ad ogni genere, ad ogni idea, ad ogni opinione.
Noi ci accontentiamo di un paio tra le canzoni pop più belle degli ultimi anni, speciali nella loro triste semplicità e di un Calcutta dai contorni ancora indefiniti. Godiamoci il bel momento di un’artista ispirato e soprattutto non schierato, assimilabile a tanti mostri sacri (alcuni alla lunga spesso incompresi) come Alberto Fortis, Lucio Battisti, Ivan Graziani.
Parafrasando Brondi, cosa racconteremo ai figli che non avremo di questi cazzo di anni ’10? Magari gli parleremo del ritorno alla semplicità facendogli ascoltare questo disco. E scusatemi se è poco.

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