Il Diario Dell'Antigenesi

Wretched World, Greytomb, Loia, Dakhma : Diario dell’Antigenesi #27

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Questa rubrica vuole essere un diario, una raccolta di pensieri, emozioni e suggerimenti su ciò che ci colpisce dei gruppi emergenti. Demo, EP, first release, MP3, tracce singole, bandcamp, myspace, e-mail. Tutto fa brodo e armonia per riempire queste pagine con nomi di progetti sconosciuti o anomali. Ci piace semplificare il tutto e mettere in collegamento realtà, persone e pensieri. Un percorso anomalo e brutale che non tiene conto delle tradizioni e del giudizio conforme. Come un’abiura della genesi, vogliamo prendere strade evolutive e di pensiero anarchiche e indipendenti, per seguire la nostra ricerca di forme artistiche nuove, che muovono i primi passi nel caos della creatività.
Se volete segnalare il vostro materiale potete mandare una mail a: impattosonoro@gmail.com . Vi avvertiamo che tutto ciò che ci arriverà passerà esclusivamente per la scimmietta pesca voti. Siete avvertiti.

Wretched World – Grief Ritual
(Autoproduzione, 2016)

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Mi sono avvicinato a questo gruppo dopo aver visto la splendida copertina del loro album e mi sono iniziato ad affezionare ai Wretched World. Giref Ritual e un breve ma variegato album che piacerà a tutti gli amanti delle sonorità più estreme. L’intro è una sferzata noise che si schianta su un mondo sludge. Un testo schietto e diretto. Quasi stradaiolo: “IT’S FUCKING HARD LIVING LIFE”. Segue la prima e vera traccia del disco, che in modo graziato, ma senza dimenticare la potenza, ci porta in un mondo tra il post-metal e il post-rock. Un solido centro hardcore con reprise sludge nelle due tracce successive. Botta più emotiva e con una buona voce pulita in IV. Reprise super violento nel finale, che rende questa la parte migliore del disco. Curiose anche le parti space-post-rock che completano in bellezza il puzzle chiamato Grief Ritual. Il progetto Wretched World per quanto abbia fatto solo una apparizione molto breve risulta solido e piacevole. È un caleidoscopio di generi e colori. Molto interessante. Infine da segnalare che il 50% delle vendite digitali andranno al progetto Mind che si occupa di supportare persone con problemi mentali.

Greytomb – A Perpetual Descent
(Autoproduzione, 2016)

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A Perpetual Descent inizia, come nei migliori progetti black metal, con delle ruvide chitarre che staccano la pelle fino a far mostrare le ossa. Un glaciale tappeto ambient introduce poi una cavalcata sonora dove quattro cavalieri dell’apocalisse marciano accompagnati dal cantato di -O-. Questo è il modo con cui si presenta A Perpetual Descent, interessante progetto post-black metal uscito alla luce tra le miriadi distribuzioni pubblicate su Bandcamp. I Greytomb hanno creato un tappeto sonoro molto vario, che va dai passaggi più lo-fi del black metal fino alle cavalcate epiche e ai recenti sviluppi atmospheric/post. Urban Moulder, per esempio, è una pioggia acida, con una voce talmente raschiante da far volare via le tonsille: un pugno nello stomaco che in sedici minuti trasmette più emozioni rispetto a quelle di gruppi più noti e famosi. I Greytomb riescono a far felici un po’ tutti toccando molti settori della musica estrema e riescono a proporre qualcosa di forte, intenso e che fa quasi male.

Loia – Nodo alla Gola
(Autoproduzione, 2016)

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Vengono da Firenze e fanno più paura di Mario Vanni e Giancarlo Lotti messi assieme. Hanno scelto come supporto, per la prima uscita ufficiale, un vinile dal nome Nodo Alla Gola. Un turbine violento e avvolgente. È come essere su una Panda verde mentre un carro armato vi sta venendo addosso senza darvi precedenza. Ecco, voi siete nella Panda verde e i Loia sono nel carro armato. C’è tanta rabbia, potenza e fascino in queste diciotto canzoni. Il misto tra hardcore e eiaculazioni death può mandare in gioia tutti gli amanti di gruppi come Slayer, Youth Of Today e Poison Idea. Da apprezzare molto l’identità dei testi e delle canzoni, che non sanno di miscuglio ma che hanno una forte presenza e riconoscibilità. Questo penso sia un elemento chiave per riconoscere la qualità generale e musicale dei Loia. Infine, da citare, l’ottimo lavoro grafico che da il massimo di se con il Lato B del vinile e con la stupenda copertina. Complimenti.

Dakhma – Astiwihad-Zohr
(Iron Bonehead Productions, 2016)

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La tedesca Iron Bonehead Productions continua il suo incessante lavoro di supporto e promozione di nuove realtà estreme in modo davvero impeccabile. Questa volta è il turno dei Dakhma che ci propongono quattro tracce devastanti come l’uragano Katrina. Un vortice incessante e acido che parte dal basso e si eleva verso sentiero tra il rumore e il death metal. Potenti come un treno, taglienti come una lama. Il concept e il disco ruotano attorno a tematiche esoteriche e la stessa presenza di sonorità provenienti da ambienti industrial-ritual si può sentire in tracce come Procession o Spirit. In poche canzoni sono riusciti a mettere tanta carne a fuoco e Astiwihad-Zohr è un disco che va recuperato in vinile, con il suo colore rosso sangue. Ancora complimenti agli svizzeri Dakhma. Consiglio a chi ha apprezzato questo progetto, di avvicinarsi alle altre produzioni della Iron Bonehead come Ifrinn, Slaegt e Kawir. Interessante, infine, l’aspetto grafico con una forte ricerca stilistica tra il mondo ritualistico e il lo-fi.

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