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Dälek – Asphalt For Eden

2016 - Profound Lore
hip-hop / experimental

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Tracklist

    1.Shattered
    2.Guaranteed Struggle
    3.Masked Laughter (Nothing’s Left)
    4.Critical
    5.6dB
    6.Control
    7.It Just Is

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A Will Brooks non è mai fregato un cazzo delle mode, dell’immagine e dell’apparenza, delle appartenenze forzate, delle luci dell’inutile ribalta. O almeno questo è ciò che ha sempre dimostrato con la musica della sua creatura Dälek. Ha attraversato generi sempre più oscuri, rime al limite del cubismo in forma letteraria, collaborazioni out of space e viaggi nel più buio inner self per arrivare ad “Asphalt For Eden” e spingere ancora più a fondo il discorso iniziato nel 1998 con “Negro Necro Nekros”. Il risultato? Un mondo di tenebre che colorano un Creato grigio.

Nel lungo viaggio verso il 2016 Will ha perso Oktopus ma, in compenso, ha ritrovato dj rEK in forma smagliante e Mike Manteca, uomo dietro lo psicotico progetto Destructo Swarmbots e questo non ha fatto che arricchire il già esplosivo bagaglio di MC dälek. Le sette tracce del disco sono une leccata d’inferno urbano, non suonano come nessun altro e ti divorano il cervello. C’è un ferale bisogno di hardcore rap che lacera le vene e sfonda le pareti del cranio a suon di rime feroci (“Critical” è quanto di più hip hop si sia mai sentito da parte di Brooks, ma anche gli spettri eighties di “Control” non scherzano), un’urgenza drone che infesta la lingua e reitera frasi fino allo sfinimento (l’assurda paranoia di “Shattered”, la sintetica “Guaranteed Struggle”, che pare un’estensione di quanto fatto in “Abandoned Language”), sotterranee vene kraut che si aprono allo shoegaze più astratto (la splendida “Masked Laughter (Nothing’s Left)”), afflati elettronici e minimalisti figli del Tim Hecker più intimista nonché della follia silenziosa dei Blut Aus Nord ( la strumentale “6dB” è un cazzo di gioiello glitch d’altri tempi, che cazzo dico, di QUESTI tempi) e infine, malinconici viaggi nello space più profondo e gloomy (la conclusiva “It Just Is” è un capolavoro, senza mezzi termini).

La violenza del minimalismo e dello struggle infinito in rima ha tre padri infiniti, che abbracciano un universo in espansione continua. Un unstoppable stream of consciousness verso altri mondi, in tre parole “Asphalt For Eden”.

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