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Filter – Crazy Eyes

2016 - Wind Up Records
rock / industrial

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Tracklist

    1.Mother E
    2.Nothing In My Hands
    3.Pride Flag
    4.City Of Blinding Riots
    5.Take Me To Heaven
    6.Welcome To The Suck (Destiny Not Luck)
    7.Head Of Fire
    8.Tremors
    9.Kid Blue From The Short Bus, Drunk Bunk
    10.Your Bullets
    11.Under The Tongue
    12.(Can't She See) Head Of Fire, Part 2

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Confesso di avere un tremendo debole per l’industrial anni novanta. Sì, quel breve periodo storico in cui sembrava che tutti dovessero “fare i Nine Inch Nails” per tirare su due spicci, prima dell’avvento di quell’orrendo brufolo sul culo che sarà il nu metal e ancora prima di quell’altra inutilità del grunge. Non avrei proprio scommesso che saremmo stati qui nel 2016 a parlare ancora dei Filter, specie perché il loro breve momento di celebrità inizia e finisce con Title of Record nel 1999, ma a quanto pare Richard Patrick non è uno che si arrende facilmente. Anzi, in realtà questo è il quinto album del gruppo negli ultimi quattordici anni, non un ritmo forsennato ma comunque piuttosto stabile. Crazy Eyes arriva interamente finanziato dai fans, spinti da un Patrick che vuole ritornare alle origini e occuparsi, per la prima volta, anche della produzione. I risultati sono evidentemente positivi, perché i “nuovi” Filter suonano più incazzati che mai, perfino degli immaturi tempi di Hey Man, Nice Shot.

La ripetizione ossessiva di “I got my reasons and my reasons are sound” apre su Mother E, preannunciandoci subito che andremo incontro a un’alternanza praticamente fissa tra strofe più tranquille e aggressività pura diretta alla giugulare nei ritornelli. E in effetti sull’album non c’è praticamente nulla di melodico che ricordi i singoli più commerciali dei nostri, eccetto l’inutile reprise di Head of Fire proprio in chiusura che potevamo allegramente risparmiarci.
Welcome to the Suck è un episodio meno aggressivo degli altri, ma comunque Patrick non perde tempo per strillare. A tal proposito, ho notato diversi commenti sulla voce del nostro e come non sia per nulla ben invecchiata, risultando molto più roca del passato. A parte che a quasi cinquant’anni mi pare pure normale, ma se lo chiedete a me preferisco molto di più la sua fase matura, il materiale di Crazy Eyes poi si presta particolarmente bene.
Naturalmente il nostro amico non resiste dal farsi influenzare da una giusta dose di dubstep nella forsennatamente aggressiva The City of Blinding Riots, ma riuscendo a tenersi su una sorta di terreno medio alla fine nel disco ci sta perfettamente.
Anche la seconda metà dell’album riesce a mantenere una sua decenza, la mia particolare preferita, infatti, è Kid Blue from the Short Bus, Drunk Bus, specie la ripartenza con un sospiro e “… Jesus Christ” più una serie di urla a caso accompagnate da riffoni di chitarra è assolutamente inebriante.
Altrettanto notevole è Your Bullets, inno urlatissimo a resistere alle cattiverie della vita con un ritornello che ti si incolla subito in testa e non se ne va più. Non che i testi siano mai stati un punto positivo della band americana, ma anche qui direi che non si fa eccezione.

Crazy Eyes si conferma un ennesimo giusto passo per i Filter moderni nella giusta direzione per uscire dall’anonimato degli ultimi quindici anni, un album che può piacere sia ai fan di vecchia data che a chi cerca del rock con le palle a cocomero.

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