FESTA DELLA MUSICA DI BRESCIA 2016: intervista al direttore artistico Jean-Luc Stote

3500 musicisti coinvolti, 550 formazioni iscritte, 80 palchi e oltre 800 esibizioni. Sono i numeri da record della Festa dellaMusica di Brescia 2016, che si svolgerà sabato 18 giugno in tutta la città lombarda, trasformandola in un grande strumento musicale dal suono festoso e multiforme.

Per capirne di più abbiamo scambiato quattro interessantissimi chiacchiere con il direttore artistico Jean-Luc Stote.

La Festa della Musica di Brescia è la più grande d’Italia: ma come nasce l’idea di portare il progetto di Cohen e Fleuret proprio a Brescia?
La prima volta che ho proposto la Festa della Musica a Brescia è stato trentatré anni fa. La prima volta che mi hanno detto sì è stato tre anni fa, cioè trent’anni dopo. Bisogna avere pazienza nella vita ma poi si viene premiati. E infatti la Festa della Musica di Brescia è stata fin dalla prima edizione la più grande d’Italia per numero di musicisti coinvolti (circa 2000, per un totale di 400 iscrizioni) e palchi sul territorio cittadini. Il primo anno è stato fatto tutto all’avventura, nel senso che bisognava inventare il rapporto con le istituzioni, le associazioni della città e della provincia e le entità che potevano occuparsi dell’ingente parte tecnica. Alla fine è andata bene perché, oltre ai tanti musicisti coinvolti, anche il pubblico era parecchio numeroso. L’anno successivo si sono aggiunti 250 iscritti in più, mentre quest’anno le iscrizioni sono diminuite perché abbiamo deciso di porre un limite – che non è qualitativo, ma quantitativo ed è stato messo solo per motivi organizzativi. Tuttavia, poiché si sono iscritte tante entità grandi (come orchestre e bande), siamo arrivati a 3500 musicisti che il 18 giugno calcheranno gli 85 palchi della Festa. E fra questi sono tanti coloro che vengono da fuori Brescia.

80 palchi, 3500 musicisti, più di 800 esibizioni, la testimonianza tangibile della passione musicale della città di Brescia: ve l’aspettavate?
Sì, ce lo aspettavamo perché avevamo alle spalle delle edizioni da grandi numeri. La FdMB è un termometro per capire cosa succede a livello musicale in provincia di Brescia, un territorio molto vasto e attivo. Lo dico anche alla luce di tutti i demo di band bresciane che ricevo nella trasmissione che conduco su Radio Onda d’Urto. Ho sempre dato spazio alla musica del territorio e in qualche modo la Festa è una continuazione di tutto questo, che non si fermerà alla mezzanotte del 18 giugno. Le persone che lavorano all’organizzazione di questo evento hanno costituito l’Associazione Festa della Musica di Brescia che continuerà ad agire sul territorio e fuori da esso anche nei prossimi mesi con tutta una serie di iniziative che abbiamo in cantiere.

Numeri così grandi necessitano di una gestione precisa e capillare: come funziona la macchina organizzativa della Festa della Musica?
Quest’anno siamo riusciti a individuare ruoli precisi riguardo i vari settori dell’organizzazione: chi segue la distribuzione dei musicisti sui vari palchi, chi si occupa della parte tecnica, chi dei rapporti con le piazze e le realtà commerciali e non, chi agisce per quanto riguarda la comunicazione. È quasi tutto lavoro volontario e coinvolge persone di tutte le età ed estrazione sociale. La Festa della Musica di Brescia unisce anche in questo senso e per i più giovani può essere un’esperienza formativa.

Come funziona la suddivisione dei palchi e dei vari spazi musicali all’interno della città?
Alcuni palchi nascono su nostra iniziativa, altri invece sono richieste del territorio. Quest’anno abbiamo tentato la strada dell’autofinanziamento dei palchi e ci sono attività locali che hanno domandato di gestire una situazione. Ci sono poi realtà della periferia che hanno voluto un palco nel centro della città e altre realtà di periferia che invece hanno deciso di organizzare qualcosa nel loro quartiere. È evidente che è molto più facile organizzare in centro perché naturalmente il pubblico va per abitudine lì. Tuttavia per noi è molto importante che la Festa sia diffusa su tutto il territorio e in questo senso cerchiamo di dare una mano più sostanziale a chi organizza nei quartieri dove ci sono maggiori difficoltà. Su questo fronte però c’è ancora molto da lavorare ed è essenzialmente una questione di mentalità: dobbiamo essere bravi in futuro a fare capire ancora di più ai musicisti che non si suona per la visibilità – e quindi per forza in centro – ma per rivitalizzare anche zone in cui di solito succede poco. E’ anche questo lo spirito della Festa.

Qualche aneddoto o momento indimenticabile delle passate edizioni? Qualche esibizione che vi sentite di consigliare in vista del 18 giugno?
Le esibizioni da consigliare sono tante perché la proposta è così ampia e multiforme che c’è solo l’imbarazzo della scelta. Il consiglio è di armarsi di scarpe comode e curiosità per girare la città in lungo e in largo. Si troveranno di certo concerti sorprendenti, si scopriranno nuovi musicisti: è anche questo la FdMB, una Festa popolare per tutti i palati.
Se penso ai momenti indimenticabili delle scorse edizioni mi vengono dei flash che riassumono bene l’anima di quello che è la Festa della Musica. Ad esempio durante la prima edizione mi capitò di vedere ad un concerto di musica classica alcuni punk con tanto di cresta seguire attentamente quello veniva suonato. Oppure ricordo una coppia di settantenni essere rapiti da un dj set drum’n’bass. Un’altra immagine che mi viene in mente riguarda l’edizione dell’anno scorso ed è un episodio che risponde alla critica che qualcuno ci ha mosso, cioè che “alla Festa della Musica suonano cani e porci”. Ricordo questo bambino che, dopo aver visto un concerto che si svolgeva sotto casa sua, è salito in casa e ha preso due pentole mettendosi a suonare per strada così come gli veniva ma con tanto trasporto. Ecco, se dovessimo adeguarci alla critica di cui sopra quel bambino non avrebbe dovuto suonare. E invece la cosa bella della Festa della Musica è che dà spazio a tutti: i professionisti come gli amatori più scarsi. Ma soprattutto sentire un’intera città che suona fa venire voglia di prendere in mano uno strumento e partecipare. Difatti fin dalla prima edizione, accanto ai palchi previsti, si sono create delle situazioni estemporanee di persone che suonavano. Il motivo è semplice: la Festa della Musica di Brescia è contagiosa!

jeanluc

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