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Moonface / Siinai – My Best Human Face

2016 - Jagjaguwar
rock / alternative

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Tracklist

1. The Nightclub Artiste
2. Risto’s Riff
3. Them Call Themselves Old Punks
4. Ugly Flower Pretty Vase
5. City Wrecker
6. Prairie Boy
7. The Queen Of Both Darkness And Light

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Confesso che seguire la carriera di Moonface, aka Spencer Krug, attraverso tutte le sue curve e le sue stranezze a volte non è stato facilissimo. Eppure, dopo averlo visto dal vivo a Londra, in un ambiente molto intimo con lui solo al pianoforte, è stata una sorta di culmine dell’esperienza, da cui sono uscito con un fondato rispetto per l’artista e per l’uomo.

Grande è stata la mia sorpresa quando il nostro ha annunciato l’intenzione di collaborare nuovamente con i finlandesi Siinai per una sorta di “seguito” a quello che è stato uno dei miei album preferiti degli ultimi anni: Heartbreaking Bravery. Eccitazione, sgomento, paura, terrore, raccapriccio… il risultato sarebbe stato all’altezza? Il singolo che anticipava l’uscita, Risto’s Riff, già preannunciava una mezza catastrofe. Non tanto per la canzone in sé – comunque abbastanza servizievole e non del tutto lontana da quanto ascoltato in passato – ma piuttosto per la filosofia che c’era dietro.

“L’abbiamo chiamata Risto’s Riff, perché il tutto è partito da un riff di chitarra di Risto”, diceva Spencer. Tutto semplice, tutto facile. Voi direte, e beh che c’è di tanto blasfemo? Vedete, Heartbreaking Bravery era un album di rabbia, emozione, amore e, beh sì, anche di rinuncia. Un essere umano nudo che gridava nel mezzo di un tornado, sicuro di perdere di fronte alla forza della natura, ma obbligato a dover comunque vomitare tutte le emozioni portate in corpo.
My Best Human Face è invece un album fatto da cinque tizi che cazzeggiano in studio, senza troppe pretese. Niente di più, e, su questo, Risto’s Riff avrebbe dovuto aprirmi le orecchie. Forse, davvero, avevo troppe aspettative e ho sbagliato io, ma l’album fallisce non solo in quanto seguito, ma pure come opera di Moonface in sé e come generico album rock. Ciò si evince dalla pessima idea di rispolverare City Wrecker, pezzo dalle emozioni difficilmente gestibili suonato in precedenza dal solo Spencer al pianoforte, qui reso con una sorta di retrogusto anni ottanta (che tra l’altro pervade l’intero lavoro a mò di esalazione malsana) che smoscia completamente le emozioni, rendendo l’intero impianto narrativo pure ben poco credibile.

E i coretti? Non fateme inizià coi coretti. Spencer, ma perché? Perché quasi ogni canzone ha insopportabili sguaiate vocette femminili in lontananza che sembrano usciti da un album fine anni ottanta della Lauper? Cosa volevi trasmettermi? Perché a me girano solo le palle eh, fattelo dire. Per non parlare dell’inizio con “What you did in the middle of the night club, in front of everyone”. Ma che è? Siamo passati dall’urlare la rabbia a parlare di cose del genere?

Insomma, My Best Human Face fa schifo. L’ho tolto dal mio lettore mp3 (sì ho ancora un lettore mp3, andate a fanculo voi e Spotify) dopo il secondo ascolto e non ho intenzione di ripetere l’esperienza per nessun motivo. Se proprio dobbiamo salvare qualcosa in ‘sto papocchio, Ugly Flower Pretty Vase non è male, qui ogni tanto Spencer sembra vagamente convinto di quel che sta cantando e forse qualche emozione reale si trova pure. Ah e poi My Best Human Face dura poco più di mezz’ora. Grazie Satana.

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