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Garbage – Strange Little Birds

2016 - Stunvolume Records
pop

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Tracklist

    1. Sometimes
    2. Empty
    3. Blackout
    4. If I Lost You
    5. Night Drive Loneliness
    6. Even Though Our Love Is Doomed
    7. Magnetized
    8. We Never Tell
    9. So We Can Stay Alive
    10. Teaching Little Fingers To Play
    11. Amends

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Non ricordo esattamente quali furono i toni della discussione intorno all’uscita, quattro anni fa, di “Not Your Kind Of People”. Non mi sembra di ricordare particolari entusiasmi, se non i soliti vaneggiamenti da parte dei fans di vecchia data: “capolavoro!”; “esaltante!!”; “mio nonno in carrozza!”, quindi, non so esattamente cosa possa essere successo in questo lasso di tempo di così importante da spingere i Garbage a registrare un nuovo disco. La necessità di doversi rinnovare continuamente, di stare un passo avanti agli altri, ha trasformato la musica e l’arte in generale. Per quel che riguarda la musica l’ha arricchita di tante piccole sfaccettature prima poco visibili, ma l’ha anche impoverita, in un certo senso, di quel valore che ne certificava la qualità. È una forma di deterioramento che ha avuto come conseguenza quella di “contagiare” anche la qualità di chi ascolta e di chi giudica (non in tutti i casi, ovviamente).

Mi piace tornare sempre su un momento fondamentale che ha caratterizzato la storia degli ultimi 20-25 anni della musica pop contemporanea: la “rivoluzione” degli anni ‘90. Nei fatti, uno dei periodi, sotto l’aspetto prettamente musicale, più interessanti da porre sotto la lente d’ingrandimento perché, come tutti i “grandi momenti” della storia dell’umanità, ha avuto effetti a lungo termine. Quello che è successo dopo è, in poche parole, il riflesso di quei giorni. Ecco perché, oggi, un album di merda come “A Moon Shaped Pool”, di un gruppo ricco ma mediocre come i Radiohead, sembra un capolavoro. Oggi è accessibile a tutti l’ascolto di veri e storici visionari del suono come i The Residents, i Dream Theater o i Gong, ma in quegli anni tutto era più lontano dalla massa. I dischi vendevano tantissimo, sì, ma non c’era multimedialità, non si poteva uscire di casa portandosi dietro il mobile con le musicassette o, per i più fortunati, quello con i cd. Da un angolo poco illuminato di quegli anni nacquero i Garbage, con le loro moine pop, erano uno di quei gruppetti considerati fighi anche se producevano merda. Uscirono anche cose tipo Ugly Kid Joe, i Green Jelly, i Silverchair. Roba inqualificabile, ma che finalmente poteva intrufolarsi nello spazio lasciato libero dai grandi interpreti del rock che avevano dominato per tutti gli anni ‘80.

Quello che Butch Vig ha fatto con i Garbage seguiva le stesse direttive che indirizzarono quei prodotti mediocri verso una musica “semplice”, orecchiabile e spendibile. Quattro minuti, forse cinque a brano e tutti andavano a casa contenti. Due accordi in quinta e una rullata. Questa ricetta, secondo i Garbage, funziona ancora oggi. Ecco, dunque, il genuino ritorno con “Strange Little Birds”, un lavoro che nasce dall’ormai acquisito “status” di indipendenza totale del gruppo, grazie all’etichetta discografica di proprietà, dagli anni passati a sperimentare liberamente i suoni, la voce, il concetto di “composizione”. E fatemelo scrivere: è una vera merda. Se questo deve essere il risultato della libertà, l’odore della libertà e dell’accessibilità ai contenuti, allora serve un immediato dietrofront verso una dittatura soft. Serve qualcuno che, da dietro una scrivania, dica ai Garbage: “Cari ragazzi, siamo tornati negli anni ‘80, non potete produrre più quello che cazzo vi pare. Se piace a noi allora saremmo lieti di produrvi e sponsorizzarvi. Ma se ci dovesse fare schifo, ve ne tornate nella cantina di vostro nonno a cambiare corde ogni due settimane per colpa dell’umidità. A produrre demo!”. Quando i Garbage arrivarono alle luci della ribalta già sapevano di vecchio, di già visto e di poco creativo. C’era la bella ragazza che cantava, il batterista che toccava appena i tom ed il chitarrista che arpeggiava fino al ritornello tutto in quinta. Questo concetto, questa fiducia verso lo stesso identico modo di comporre musica attraverso i decenni è il filo logico che lega tutti i pezzi di “Strange Little Birds”, con la piccola differenza, rispetto a quanto venuto prima, che i Garbage sono più vecchi, meno agili e si stancano con più facilità.

Arriveranno l’osteoporosi, l’ipergonadismo, l’iperplasia prostatica benigna e, dunque, la morte. Allora ci ritroveremo tutti qui a celebrare il genio (?) e la nostalgia verso i tempi che furono. Per adesso limitiamoci ad un particolarmente sentito: “che palle”.

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