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Laniakea – A Pot Of Powdered Nettles

2016 - House Of Mythology
ambient / kraut / experimental

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Tracklist

1. The Contagious Magick Of Superabundance
2. The Sky Is An Egg
3. Zone In Parallel Rose
4. Calcite

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Durante l’immenso viaggio nella storia della musica molte volte ci si è imbattuti in artisti, musicisti, sperimentatori e visionari che hanno dato all’universo un suono ben preciso. La mente dell’uomo saggia la sua imperfezione, nonché il suo limite, davanti all’immagine dell’infinito. Ciò non ha impedito a questi individui di delineare un’idea di come questo spazio senza fine possa risultare ad orecchie (o svariate altre appendici) superiori il moto degli astri.

Di nessun disco lanciato nello spazio tramite sonde, o amenità simili, consta il lavoro dei Laniakea, strambo duo formato da Daniel O’Sullivan degli Ulver e Massimo Pupillo degli Zu, eppure il gelo del cosmo è il posto in cui “A Pot Of Powdered Nettles” trova una sua dimensione ideale. Ed è proprio una coppia assurda, come nel film “Non guardarmi, non ti sento”, a far sì che il risultato di questa unione dia frutti di fulgida bellezza nonostante l’estrema diversità delle parti in causa. Due anime agli opposti si incontrano al crocevia tra le galassie: l’ottundente gusto per la melodia di O’Sullivan e la materia oscura a quattro corde di Pupillo si fondono fino a creare qualcosa di diverso, non nuovo, ma spettacolare quanto basta. Il vortice emotivo che si snoda tra i quattro brani contenuti nel disco obnubila i sensi. Indossate, dunque, la vostra tuta spaziale e addentratevi in questo dedalo di tracce industriali inchinate all’altare di Godflesh e Throbbing Gristle, come fossero dèi cosmici a cui chiedere consiglio, cori alien gospel a metà tra ferale ed angelico che si infrangono sul clangore metallico del basso, la voce di Daniel che ondeggia oscura tra onde melodiche e viaggi interstellari, essenze space/kraut che innalzano ad un livello superno ciò che Popol Vuh e Can hanno fatto tra le pieghe del tempo (e della musica), droni luminescenti a perdita d’occhio (o forse sarebbe meglio dire orecchio) e un lento scorrere fluido e inarrestabile di musica splendida e senza fine.

Il suono nello spazio non si propaga ma, se potesse farlo, lo si potrebbe percepire proprio così. E i Laniakea lo hanno colto in pieno.

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