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M.I.A. – AIM

2016 - Interscope
elettronica / pop

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Tracklist

01. Borders
02. Go Off
03. Bird Song (Blaqstarr Remix)
04. Jump In
05. Freedun
06. Foreign Friend
07. Finally
08. A.M.P (All My People)
09. Ali R U OK
10. Visa
11. Fly Pirate
12. Survivor
13. Bird Song (Diplo Remix)
14. The New International Sound, Pt. 2
15. Swords
16. Talk
17. Platforms

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Nel mese di luglio, M.I.A. su BBC Radio 1 ha annunciato che il prossimo album potrebbe essere l’ultimo. Decifrare o dare un senso a queste informazioni è difficile. Se non altro M.I.A. ha sempre trascorso la vita in movimento e la fine della sua carriera musicale sarebbe in contraddizione con quello. Ma veniamo al dunque: “AIM”.

In primis è giusto che cominci così, con “Borders”. Rilasciato alla fine dello scorso anno, è il singolo più iper-politico dell’album, coadiuvato tra l’altro da un controverso video. “Guns blow doors to the system/ Yeah fuck ‘em when we say we’re not with them/ We solid and we don’t need to kick them/ This is North, South, East, and Western”. Un grande esempio di attivismo politico tangibile che non è troppo trasparente o espositivo. E’ un inno all’unità, sentimento che rivisita anche in “Visa” e “Jump In”. E con questa traccia in prima linea M.I.A. sterza verso un pubblico radio pop ma con i versi intricati di una persona che ha molte cose da dire.  E per la maggior parte del disco lei ha effettivamente molto da dire, anche su posizioni di potere (“Go Off”) con Skrillex al suo fianco. Produzioni eccentriche che si differenziano dagli album precedenti, sia dal rumore carico di “Maya” (2010) che dai campioni saturi di “Kala” (2007). Si tratta di un ritorno al desiderio di assurdità e di contraddizioni.

Dalla produzione iper-lucida di “Survivor”, “AIM” riempie la testa dell’ascoltatore con un assortimento vertiginoso di suoni che dovrebbe, se ascoltato correttamente, agire come un sedativo per il rumore stridulo del clima politico di oggi. Bolle digitali pop in “Fly Pirate” volteggiano sopra un basso incredibilmente profondo. Anche “Freedun” si distingue, non tanto per le parti vocali liquide di Zayn Malik (ex One Direction), ma piuttosto per i loop meticolosi, uno strato di percussioni sott’acqua e cori.
Per fortuna, lo stile più morbido e meno abrasivo con il quale lei ha scelto di affrontare questi temi rende “AIM” piacevole all’ascolto dall’inizio alla fine, ma l’album manca di quei colpi audaci che sono diventati il suo marchio di fabbrica. M.I.A. si sforza di comunicare la sua visione in un modo che si rende comprensibile a coloro che non hanno vissuto dove ha vissuto, non hanno visto quello che ha visto o non sono nemmeno a conoscenza del tema del quale si stia discutendo. “

“AIM” non è un album eccellente e non sappiamo se questo sarà effettivamente il suo ultimo lavoro, ma parliamo di un’artista che, comunque andranno le cose, seguiremo sempre con grande attenzione e curiosità.

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