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Neverwhere – Alonetogheter

2016 - Autoproduzione
folk / songwriting

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Un cuore grande e un vuoto altrettanto capiente da riempire. A delimitare il perimetro di questa ermetica biografia ci pensano due parentesi rosse  in copertina insieme ad un punto. Non servono altre parole per percepire il senso di incompletezza che due espressioni come alone e together generano se affiancate.

Neverwhere, al secolo Michele Sarda viene da Torino e nella sua carriera ha sempre mantenuto  un amore sconfinato per il folk, il lo-fi e le atmosfere home-made.  Non essendo nato negli Stati Uniti, a dirla così sembrerebbe l’identikit di un qualsiasi stornellatore di provincia ma ciò che rende affascinante Neverwhere  è la facilità d’approccio a tematiche apparentemente comuni come l’amore, l’amarezza, la perdita, la lontananza mondate dai soliti indigesti fronzoli stilistici e riportate all’essenza. Il flusso di Alonetogether sembra provenire da un corpus di brani impressionante e per il quale è stato necessario un lavoro di selezione operato su criteri strutturali ben precisi.

L’opera viaggia infatti su un binario dritto (a volte troppo) con protagonisti voce e chitarra, sostenuti qua e la da elementi esterni come synth, melodica, banjo e theremin (Girl interrupted). L’accogliente Ask the stars, con il suo incedere sognante, è un’ingannevole opener che dice tanto ma non tutto sul mood dell’intero album, verosimilmente ricco di contaminazioni e striature che vanno dal blues al noise. È comunque qui che si consuma il gioco di forze  tra passato (You left your heart inside the water) e presente (It’s time to see the stars) con un piede già nel futuro (Nobody can take that away from you) che rivivremo lungo tutto il lavoro.

Difficile selezionare un brano su tutti dal compatto Alonetogether ma Christmas eve lonesome bitterness blues cela l’impressione di essere il simbolo delle intenzioni di Sarda, così forte nella sua drammatica narrazione e dolcemente abbandonato al ricordo. E’ in Scenes from a wedding, invece, che troviamo le varie esperienze di Sarda (New adventures in lo-fi, Caplan, American splendor) fuse all’interno di una cornice personale e tirata che, con la apparente leggerezza del banjo, ci racconta del dramma dell’attesa.

La rottura col passato che porta inevitabilmente a un nuovo inizio o, perché no, ad un back home salvifico è il crinale su cui si muove Alonetogether, sospeso tra commemorazione e speranza verso un futuro migliore.
Neverwhere è il perfetto self –made artist, brillante e intelligente da riuscire a collocare un disco apparentemente da addetti ai lavori in un cotesto di più ampio respiro e aperto, perché no, all’interesse di un pubblico più vasto.

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