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Bea Zanin – A Torino Come Va

2016 - Libellula Music
synth pop

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Tracklist

  1. Plaza Victoire
  2. Se Ti Annoi È Colpa Tua
  3. I Limiti
  4. Easy Summer
  5. Ho Nostalgia
  6. Anni
  7. Mistery Boy
  8. Pazzo Di Te
  9. Automobile Che Va
  10. Ci Conosciamo Già

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Ci sono artisti che con la loro arte abbracciano un’intera nazione, mentre ce ne sono altri che rimangono legati indissolubilmente ad un luogo. A questa seconda categoria appartiene l’esordiente Bea Zanin, vicentina di nascita, torinese di adozione, con Torino che si fa tela di un quadro musicale dai contorni elettronici e dalle sfumature classiche.
Accompagnata in questo viaggio dalla produzione di Diego Perrone (già Medusa e vocalist di Caparezza), lungo i dieci brani che compongono il disco emerge un punto di vista di moderno respiro sui mutamenti di una grande città.

L’album si apre con Plaza Victoire, già inciso nell’ep autoprodotto nel 2014, un pezzo circolare dove le atmosfere ambient accompagnano le parole rilassate dell’artista torinese che si rilancia nella successiva Se ti annoi è colpa tua, dove il mood si trasforma in un epitaffio alla vita social. L’atmosfera orientale fa da sfondo a Limiti, brano caratterizzato dalla marzialità della tesi esposta sui limiti della conoscenza nell’uomo, e che precede l’intermezzo del disco in cui è il violoncello a mostrarsi protagonista, relegando l’elettronica ad un ruolo comprimario e mostrando all’ascoltatore l’anima accademica della Zanin.
L’elettronica sospesa fra il passato e il presente del synth ritorna in scena nel duetto con Diego Perrone e con il pezzo Mistery boy, i brani più tirati e fedeli all’anima artificiale e sintetica della giovane cantautrice. Gli episodi conclusivi del disco vengono affiliati rispettivamente ad atmosfere eighties (Automobile che va) e dal sapore UK garage (Ci conosciamo già), qualificando ulteriormente le molteplici anime della giovane torinese.

Il disco di esordio di Bea Zanin riflette l’eterogeneità dei nostri tempi, persi fra una ricerca di equilibrio fra l’intimità dei nostri luoghi e l’ampiezza dei confini transnazionali. Qui il ruolo della città si concretizza in uno sguardo verso il futuro, a partire da occhi giovani che nel mutare degli eventi viscerano la loro storia.

A dispetto di scelte stilistiche che toccano un po’ tutti i temi dell’elettronica meno underground (ma non per questo meno interessante), i testi non reggono il passo di un lavoro importante a livello di arrangiamento. La frattura fra temi impegnati e storytelling immediato risulta importante, creando una confusione nell’ascoltatore che non raffigura dei contorni definiti alla poetica dell’artista torinese. Questo il limite di in un disco d’esordio che scorre bene e si lascia ascoltare con entusiasmo, ma che in futuro dovrà essere limato – se non risolto – per permettere una maturità artistica di un’artista che altrimenti non può che rimanere schiava della sua cultura musicale.

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