Il Collezionista Di Ossa

L’insostenibile leggerezza di Mike Oldfield: Il Collezionista D’Ossa #35

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Ne “Il Collezionista D’Ossa” andiamo alla riscoperta di dischi del passato che hanno lasciato un segno indelebile nelle nostre esperienze musicali. Questo mese vi parliamo di una pietra miliare recentemente ristampata, ovvero della colonna sonora di The Killing Fields (Urla Nel Silenzio) realizzata nel 1984 dal genio di Mike Oldfield.

A cura di Fabio La Donna.

Mike Oldfield – The Killing Fields (Original Film Soundtrack)
(Virgin Records, 1984)

Non esiste alcuna certezza che Dio abbia affidato davvero all’uomo il dominio sulle altre creature. È invece più probabile che l’uomo abbia inventato Dio per santificare il dominio che egli ha usurpato sulla mucca o sul cavallo.
Quale migliore occasione se non la ristampa della colonna sonora di The Killing Fields ad opera di Mike Oldfield con la storica Bayerisches Staatsorchester per parlare di questa drammatica epopea fatta di immagini, musiche e corpi torturati? Ci troviamo in Cambogia e il 10 novembre 1971 i miliziani del Partito Comunista di Kampuchea attaccano l’aeroporto di Phnom Penh. I bombardamenti indiscriminati degli avversari americani, allora governati dal sempre più compromesso Nixon, non riusciranno ad avere l’effetto sperato stimolando anzi un senso di oppressione nella popolazione cambogiana e favorendo l’insediamento di Pol Pot. La guerra in un primo momento è la speranza che a uno possa andar meglio, poi l’attesa che all’altro vada peggio, quindi la soddisfazione perché l’altro non sta per niente meglio e infine la sorpresa perché a tutti e due va peggio. Da lì a poco il collasso geopolitico culminerà con la vincente e fulminea operazione da parte dei Khmer Rossi e il sequestro della SS Mayaguez innescando la crisi della Mayagüez. In mezzo a questa importante fetta di storia del 900 ci sono le piccole grandi storie di tutta una serie di fotografi, giornalisti di guerra e testimoni partiti verso quell’inferno un po’ per spirito di avventura e un po’ per voler testimoniare cosa avveniva in quel sperduto angolo di mondo. Gente che è riuscita a riassumere gli orrori dell’uomo e gli ha impressi su penna o su pellicola. Gente che non ha voluto lasciare scomparire nel buio gli ultimi uomini di una periferia sempre più globale.

Nel 1984, un quarantenne regista inglese decide di fare un film su quel periodo storico e chiamarlo The Killing Fields, Urla Del Silenzio per gli amici italiani. Roland Joffé è un tizio un po’ strano, un regista anarchico che è passato da film come The Killing Fields, La Lettera Scarlatta o The Mission a casi clinici come Super Mario Bros. Urla Del Silenzio è un film importante, importante e dannatamente dimenticato. Un film che ha premiato alla fotografia e al montaggio rispettivamente Chris Menges e Jim Clark. Due psicopatici della tecnica che hanno vinto un oscar grazie alle loro scene sempre stratificate, sempre uniche, sempre emotivamente avvolgenti. Che sia un caldo tramonto con gli uomini che si perdono tra il nero delle silhouette come dannati che vagano nel deserto o che sia una scena di guerra il tutto scorre fluidamente. Piccoli quadri animati. Sembra di stare al tramonto, alla fine di un ciclo. Si percepisce anche dai colori della pellicola questo mutamento incombente. Il suono poi rende tutto più immersivo come l’acqua che cade in modo quasi assordante senza purificare gli animi ma solo per punire gli uomini, i rumori dei piccoli che giocano e il respiro affannato di un condannato a morte. Il film è tratto(molto liberamente) dalle “avventure di guerra” del giornalista americano Sydney Schanberg Hillel(morto di recente), uno dei pochi a rimanere in Cambogia dopo l’evacuazione americana del 1975.

In generale la grandezza dell’ingegno non garantisce mai dall’assurdità delle opinioni abbracciate e per un film importante, ci vuole una colonna sonora importante. Viene chiamato allora in causa il compositore Mike Oldfield che nel 1973 sale alla ribalta per aver dato luce Tubular Bells, due lunghe tracce di folk, rock duro, sperimentazioni sonore e richiami alla classica. Proprio alcuni dei suoi pezzi degli anni 70 finiranno nella colonna sonora di un altro film cult: L’Esorcista. Per The Killing Fields però il discorso cambia. La produzione vuole qualcosa di originale e di mai pubblicato. Escono diciassette tracce che rispetto al passato hanno un minutaggio molto corto e che a parte rari casi hanno un ruolo di collante e di catalizzatore per delle scene ben definite. È difficile ascoltare solo la colonna sonora perché nel corso degli anni questi pezzi si sono fusi sempre di più con le immagini del film di Roland Joffé. La classe di Oldfield fa rendere Requiem For A City un inno dilaniante ma allo stesso tempo angelico che mette in secondo piano altri pezzi simili come quelli nel film Blade Runner ad opera di Vangelis o Thief dei Tangerine Dream. Si trovano anche particolari pezzi come Bad News o Pran’s Escape che anticipano di un decennio lo stile di gente come Bohren & Der Club Of Gore. C’è anche molto di quello che 10-15 anni dopo verrà chiamato dark ambient perché alcune di queste canzoni sono un buco nel cuore: si percepisce tutta una tragicità umana e morale che non può lasciare indifferenti. Più dinamica, elettronica e genuina la finale Etude. Peccato che nella pellicola originale tutto ciò sia stato sostituito da Imagine di John Lennon. L’ascolto scorre fluidamente, forse troppo velocemente. La durata di qualche pezzo è talmente ridotto che costringere l’ascoltatore a trovare un accostamento con il film per rendere tutto più credibile e coerente. Sarebbe stato interessante trovare delle extended version così da rendere il prodotto musicale più “autonomo” e meno vincolato per l’artista e vincolante per l’ascoltatore. Sembra quasi che si è voluto partire dalle immagini per arrivare solo successivamente alla musica e non al contrario come è accaduto con L’Esorcista. Certo questo non intacca troppo la qualità totale ma non si capisce se ciò sia stata una volontà dell’autore o una imposizione artistica proveniente dalla produzione. Degna di citazione la partecipazione della storica Bayerisches Staatsorchester(i riferimenti alla classica sono sempre dietro l’angolo), del coro di fanciulli Tölzer Knabenchor(tanto adorati da Carl Orff) e di un designer come Phil Smee che ha collaborato con gente come Donna Summer, Paul McCartney e Morrissey.

Parlare di questa colonna nel 2017 ha molto senso perché riesce a rimanere fresca nonostante gli anni passati e mantiene interessante l’aspetto più sperimentale e spaziale. Una porta di ingresso verso un mondo crudo e volutamente dimenticato. Recentemente la Mercury ha proposto la versione rimasterizzata di The Killing Fields ad opera di Mike Oldfield. Oltre ad una minima pulizia del suono ci sono due single edit praticamente inutili. Non vi resta che recuperare il prodotto(magari in vinile), il dvd di questo film e se possibile il disco Two Sides: The Very Best Of Mike Oldfield.

Non esiste alcun modo di stabilire quale decisione sia la migliore, perché non esiste alcun termine di paragone. L’uomo vive ogni cosa subito, per la prima volta, senza preparazioni. Come un attore che entra in scena senza avere mai provato. Ma che valore può avere la vita se la prima prova è già la vita stessa? Per questo la vita somiglia sempre ad uno schizzo. Ma nemmeno “schizzo” è la parola giusta, perché uno schizzo è sempre un abbozzo di qualcosa, la preparazione di un quadro, mentre lo schizzo che è la nostra vita è uno schizzo di nulla, un abbozzo senza quadro.

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