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Interviste

Intervista ai SONIC JESUS

Sonic Jesus

foto di Emanuele Manco

Attestati di stima, sound e attitudine internazionali: i Sonic Jesus tornano con “Grace”, album in uscita il 10 marzo per Fuzz Club. L’atteso seguito dell’acclamato “Neither Virtue Nor Anger” contiene 10 tracce scritte e suonate da Tiziano Veronese in compagnia di Marco Barzetti (già Weird.) È proprio Tiziano Veronese, mente e fondatore della band, a parlare con Impatto Sonoro della nuova faccia della formazione e per farci scoprire cosa si nasconde dietro alle novità sonore del disco in arrivo.

Il preorder del disco è già aperto a questo link. L’album sarà disponibile in versione CD e in ben due versioni su vinile (deluxe e standard).

E per l’occasione vi presentiamo in anteprima lo streaming di uno dei brani di GraceI’m In Grace, per l’appunto. (Più in fondo trovate anche il video).

“Grace”: un disco che vede una nuova incarnazione dei Sonic Jesus. Come nasce, come si è evoluta e come funzionerà la collaborazione tra Tiziano Veronese e Marco Barzetti? E dal vivo?
L’incontro con Marco Barzetti (Weird.) è stato casuale: ero a Latina, al Circolo H e lui suonava in apertura al concerto degli statunitensi The Veldt. Il set era solo chitarra e voce, per cui sono rimasto colpito dal suo approccio allo strumento, proprio dal suono che tirava fuori e dal suo coraggio di stare sul palco da solo, nonostante la giovane età. Qualche giorno dopo, appena lui è rientrato dal tour in Europa, l’ho contattato e gli ho proposto di fare una prova assieme. Ci siamo trovati subito in sintonia, sia musicalmente che umanamente.
Il progetto Sonic Jesus al momento è e resta a nome mio, lasciando però spazio e libertà alle collaborazioni esterne, a seconda della necessità e dell’ispirazione. Se i vecchi dischi erano focalizzati sulla chitarra e sulle accordature aperte, quest’ultimo è fortemente incentrato sul basso, che è stato il principale strumento nella stesura delle nuove canzoni rispetto alla chitarra. Per questo motivo, cercavo un chitarrista con una sua sensibilità, in grado di bilanciare la parte ritmica.
Dal vivo quindi io passerò al basso e alla voce, Marco alla chitarra e gli altri membri ad una seconda chitarra, synth e batteria. La performance sarà come sempre d’impatto!

La scelta di curare musica e testi separatamente è voluta oppure è stata casuale? Quanto Tiziano c’è nei testi? Quanto Marco c’è negli arrangiamenti?
Come polistrumentista, sin dall’inizio, anche nella precedente collaborazione io scrivevo, arrangiavo e suonavo tutta la musica, mentre Marco Baldassari curava i testi.
Quando ho incontrato Marco Barzetti, l’album era praticamente finito, ma in effetti i testi erano ancora da lavorare… quindi il suo apporto all’inizio è stato veramente casuale, lui ne ha scritto uno, il risultato ci è piaciuto subito e data la sua dimestichezza con l’inglese, abbiamo continuato a sperimentare.
Di me nei testi c’è tanto, perché ho forgiato tutti i suoni e Marco è riuscito a seguire passo passo tutte le melodie che avevo ideato, traendo dalle sillabe musicali, un vero e proprio testo che rispecchia la direzione del nuovo album. Marco poi è stato presente in studio e ha registrato alcune chitarre, dandogli le sue sonorità, ma di base tutti gli arrangiamenti sono come sempre miei.

Il nuovo album sembra differire leggermente dall’ultimo acclamatissimo lavoro “Neither Virtue Nor Anger”. L’atteggiamento di fondo è invariato… però il sound, per molte cose, calca più la mano sia sulle tendenze degli ultimi anni che sulle atmosfere da New York di fine anni’90 e No Wave. Come si fa a sfornare un disco così pieno di sfumature riuscendo a mantenere costante l’equilibrio identitario “Sonic Jesus”? In linea generale, come si affronta il fattore “riconoscibilità”facendo musica?
Rispetto al primo disco, scritto durante un lungo inverno, questo è nato in primavera, in un momento di rinascita naturale e personale, che mi ha influenzato molto. Alla base c’è il bisogno concreto di non avere una direzione predefinita, non seguire una via già battuta, ma piuttosto il desiderio di esprimere i miei gusti poliedrici.
Le sfumature emergono da questa ritrovata libertà e dalle tante esperienze vissute negli ultimi anni, che hanno sicuramente scavato in profondità dentro di me, facendo emergere con più determinazione le diverse sfaccettature della mia musica. Per questo la forte identità di Sonic Jesus risiede secondo me nella voce: il cantato scuro e distorto, fortemente emotivo, che fa da filo conduttore sin dai primi lavori.
In realtà però credo che la riconoscibilità non sia un ostacolo da affrontare o un traguardo da raggiungere, altrimenti risulterebbe artificiosa e forzata: essere riconoscibili è un elemento naturale, che sorge spontaneamente quando c’è sincerità artistica e creativa nei confronti di sé stesso e degli altri.
Le innovazioni coinvolgono più che altro la scrittura, in termini di approccio compositivo, dal momento che le nuove tracce giocano più con il basso, con i synth anni ‘80 e con le ritmiche serrate della wave e del post-punk, anziché con le chitarre liquide e l’organo distorto tipico del sound 60s psichedelico.

C’è una precisa chiave di lettura per questo disco? Cosa si nasconde dietro la “grazia” da cui prende il nome?
Per me la ‘grazia’ è tutto, racchiude ciò che sto ricercando negli ultimi anni, intesa come uno stato di grande grazia interiore, che mi permettesse di aprirmi e di scrivere in piena libertà. E’ un parlare a me stesso, nel tentativo di raggiungere un equilibrio interiore che prescinde da chi e da cosa mi sta intorno, ecco, attualmente posso affermare di ritrovarmi in un lieve stato di grazia, soprattutto perché c’è stato un forte scatto rispetto al passato, in termini di emancipazione espressiva
Poi in realtà l’ordine delle cose è ciclico, per cui la grazia non è una condizione statica, quanto uno stato altalenante, dinamico, in costante movimento… è dalla tensione e dalla rabbia che sorge poi un vero tempo di distensione, uno stato di grazia.

Sonic Jesus

Qualche tempo fa, quando scrissi dello split Sonic Jesus/Black Angels mi concentrai molto sulla forza sempre più evidente dell’ondata rumorosa neo-psych, anche e soprattutto all’esterno delle “cerchie” dei soliti grandi aficionados del genere. Ciò che c’è in “Grace” è decisamente diverso, ad esempio, dal singolo “Lost Reprise”. Come mai? Normale evoluzione o ragionata voglia di cambiamento?
Come dicevo prima l’evoluzione è stata sia naturale che ragionata al tempo stesso.
L’etichetta neo-psych è stata utile per scoprire e collaborare con tantissime scene e band italiane ed estere davvero grandiose. Però se ascolti con attenzione i vecchi lavori questa differenza c’è sempre stata dall’inizio, pezzi più garage, più dark, più folk, più noise… Per esempio il finale di Lost Reprise per certi versi riprende il finale del nuovo singolo ‘I’m in Grace’, anche nelle parole che dicono proprio ‘We will find the grace‘.
Diciamo che questa attitudine di cambiamento c’è sempre stata, l’aspetto più ragionato è stato il coraggio di cambiare… attitudine e coraggio a volte non vanno di pari passo, ma quando accade allora sì che si verifica una vera metamorfosi. Tutto dipende dal limite che ti poni.

E riguardo alla cover art? Siete passati dagli artwork espressivi e oscuri firmati Maracci a una copertina fortemente geometrica, regolare, luminosa…
La copertina è opera di Emanuele Manco, un grande amico e artista, che collabora con me sin dall’inizio del progetto. Emanuele, che esplora da anni l’architettura minimalista, studiando la prospettiva e la geometria urbanistica, è stato tra le prime persone ad ascoltare il nuovo disco. Guardando le sue immagini ho trovato una fedele traduzione visuale della mia musica, sono state la verticalità e la regolarità delle linee ad ispirarmi, ma soprattutto la luminosità mi ha incantato.
Nella copertina del disco c’è un’apertura esplicita, rigorosa e simmetrica che riprende anche la geometria precisa della struttura delle nuove canzoni. E’ un’ascesa, un’elevazione fisica e metafisica, tant’è che a differenza del vecchio immaginario, nel disco non compaiono figure umane, ma luci e colori.

E, ricollegandoci ancora una volta al titolo dell’album, a livello globale esiste uno “stato di grazia” per chi opera attualmente in questa scena? In Italia invece come va?
Fermo restando che per me la ‘grazia’ è appunto uno stato interiore, io non vedo Sonic Jesus come facente parte di una scena in particolare, in quanto l’etichetta psych rappresenta solo uno dei tanti aspetti. A livello globale la scena psichedelica secondo me ha già avuto il suo momento di massimo splendore e anzi direi che sta vivendo una parabola discendente, forse dettata dalla saturazione di offerta musicale degli ultimi anni. Una luce nuova in Italia invece riesco a scorgerla, ci sono tante proposte nuove e c’è molta voglia di sperimentare, conoscere, suonare in generale… di trovare nuove direzioni, di andare fuori, all’estero basta pensare alle tante partecipazioni italiane al prossimo SXSW e al Primavera Sound.

Credi ci siano differenze tra l’approccio della stampa italiana e quella straniera nei confronti del progetto? 
Sicuramente l’attenzione della stampa straniera è maggiore, in parte perché la nostra lingua è l’inglese, poi per le collaborazioni all’estero e i lunghi tour fatti fuori ed infine perché stiamo su un’etichetta inglese. E’ impossibile fare il paragone tra una nazione sola e il resto del mondo, sommando tutte le nicchie estere il risultato è ingiusto… L’Italia continua a difendersi bene.

E nell’ambito live/promoter/eventi? Quanto spazio c’è per gli artisti come voi?
Con il primo disco abbiamo girato tantissimo, forse più in Europa che in Italia e abbiamo avuto la fortuna di partecipare da subito anche a numerosi festival internazionali.
Il pubblico estero è molto attivo, risponde tanto, è attento, i locali erano sempre pieni e molte date sono andate sold out… Non posso lamentarmi.
Lo spazio c’è, ma occorre professionalità, un pizzico di fortuna e il supporto dalle realtà locali. Adesso sono curioso di scoprire come il pubblico riceverà questo nuovo lavoro, già numerose date in Europa ed Italia sono state chiuse grazie al lavoro incredibile di Pentagon Booking. Non vedo l’ora di suonare dal vivo!

Le esperienze live all’estero aiutano davvero? Quali i pro e i contro? C’è qualche aneddoto divertente a riguardo?
Andare all’estero è essenziale e davvero tutti, soprattutto le band che cantano in inglese e si affacciano a generi sperimentali e internazionali dovrebbero provarci.
Specialmente nei festival puoi confrontarti con nuovi modi di lavorare e con livelli di professionalità più elevata rispetto la media. La visione è completamente diversa, non è un gioco o un hobby, lì suonare è un lavoro a tutti gli effetti… quando andiamo all’estero noi italiani ci sforziamo molto per farci riconoscere come tali,  tendiamo ad essere molto seri e leggermente meno naturali.
I contro sono le difficoltà classiche dell’italiano all’estero: i viaggi lunghi, il cibo, il dormire, alla fine andare in tour è un mestiere che richiede lucidità e concentrazione, mentre c’è questa idea di essere rock’n’roll, sfatti e sbronzi… le feste sono belle, ma quando devi affrontare ore in furgone, soundcheck e performance, non vedi l’ora di dormire.
Uno dei ricordi più assurdi è stato il giorno in cui siamo rimasti in mezzo al deserto della Spagna col furgone rotto. Abbiamo aspettato per ore un taxi che ci venisse a recuperare ed abbiamo macinato 900 km più l’intero guadagno per rientrare a casa.
Il furgone è rimasto lì per due mesi in riparazione, eppure quando è tornato non vedevamo l’ora di ripartire e tornare a suonare!

Sonic Jesus infatti è già pronto per tornare on the road.
A fine marzo il nuovo tour inizierà dalla Grecia per poi tornare in Italia – per il release party romano dell’8 aprile – passando per i Balcani.
A breve sapremo di più sulle date altre italiane e su quelle che toccheranno il Nord Europa.

28/3 Death Disco • Athens [GR]
29/3 Rover Bar • Thessaloniki [GR]
30/3 Aigli • Serres [GR]
31/3 Mkc • Skopje [MKD]
01/4 Agora • Kumanovo [MKD]
02/4 KC Grad • Belgrade [SR]
05/4 Kino Siska • Ljubljana [SLO]
06/04 Astro Club • Pordenone [IT]
08/04 Subbacultcha ? Alibi | Release Party • Roma [IT]
14/04 Officina • Teramo [IT]
15/04 Smiting Festival ? Sidro Club • Savignano (Fc) [IT]
28/04 Arci Dude • Soliera (Mo) [IT]
29/04 Arci Dazebao • Alessandria [IT]
05/05 Sub Cult Festival • Padova [IT]
13/05 Blah Blah • Torino [IT]

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