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Spidergawd – Spidergawd IV

2017 - Crispin Glover Records
hard rock / psych

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Tracklist

1. Is This Love..?
2. I Am The Night
3. Loucille
4. Ballad Of A Millionaire (Song For Elina)
5. What You Have Become
6. The Inevitable
7. Heaven Comes Tomorrow
8. Stranglehold


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Il mio interesse per Kenneth Kapstad è nato, ovviamente, circa nel 2007, ossia da quando è entrato in pianta stabile nei Motorpsycho. Se, però, il trio norvegese è da quel dì che non mi emoziona più, il batterista ha invece catalizzato la mia attenzione grazie a progetti come i Monolithic (al fianco di quell’altro grande che è Stian Westerhus) e gli Spidergawd. Di questi ultimi mi aveva colpito particolarmente il primo album in nome del mio antico amore per l’hard rock e tutte le sue derivazioni desertiche.

Il quartetto giunge ora al quarto album in studio in meno di tre anni, primo che non vede al basso Bent Sæther, rimasto in forze nei succitati Motorpsycho. A non cambiare è l’approccio al proprio genere d’appartenenza. “Spidergawd IV” è infatti un album prettamente hard, né più né meno. L’infezione desert-rock/stoner dei primi due album, già dal precedente “III”, si è affievolita (almeno nei suoni) lasciando spazio ad un approccio più “epico”, se mi passate il termine, più pulito, muscolare, meno marcio e fuzz.

Quel che è rimasto di quelle influenze lo ritroviamo in brani come “What You Have Become”, figlioccia dell’approccio degli Hermano di John Garcia, mentre vicina a quanto fatto negli ultimi tempi dai Baroness è l’opener “Is This Love..?” in tutto il suo incedere roccioso che mischia mazzate e melodia come se niente fosse. Oltre alla splendida voce di Per Borten a far gli onori casa è il sassofono di Rolf Martin Snustad che funge da riff-maker assieme alle violenza delle chitarre, passando sottopelle di pezzo in pezzo mentre su “The Inevitable” fa la parte della manticora, divorandosi sinapsi a tutto spiano, nei quasi nove minuti di accanimento psichedelico che si snoda tra le pieghe hard blues del brano, un immenso monolite elettrico ed epico, come dicevo poco sopra. Materia blues che torna nella meno interessante “Heaven Comes Tomorrow” ma che strapperà un sorriso agli amanti, per dirne una, dei Blue Öyster Cult, mentre a tirar su l’asticella arriva come un fulmine a ciel sereno Erlend Hjelvik, voce dei Kvelertak, sulla finale “Stranglehold” sputando veleno su un pezzo che definire stoogesiano è dir poco.

Tirando le somme sul quarto capitolo della storia degli Spidergawd c’è ben poco da aggiungere. L’attitudine di genere è senza ombra di dubbio lodevole, soprattutto in presenza di pezzi di questa caratura. C’è però da dire che nell’epoca della commistione in senso estremo ci si sarebbe aspettati un passo in avanti che probabilmente ai nostri non interessa minimamente fare. Allora ben venga l’hard’n’heavy tutto schiaffi, muscoli e classe. C’è bisogno anche di questo.

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