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Bob Dylan – Triplicate

2017 - Columbia
songwriting

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Tracklist

Disco 1: ‘Til The Sun Goes Down

1. I Guess I’ll Have to Change My Plans
2. September of My Years
3. I Could Have Told You
4. Once Upon a Time
5. Stormy Weather
6. This Nearly Was Mine
7. That Old Feeling
8. It Gets Lonely Early
9. My One and Only Love
10. Trade Winds

Disco 2: Devil Dolls

1. Braggin’
2. As Time Goes By
3. Imagination
4. How Deep Is the Ocean
5. P.S. I Love You
6. The Best Is Yet to Come
7. But Beautiful
8. Here’s That Rainy Day
9. Where Is the One
10. There’s a Flaw in My Flue

Disco 3: Comin’ Home Late

1. Day In, Day Out
2. I Couldn’t Sleep a Wink Last Night
3. Sentimental Journey
4. Somewhere Along the Way
5. When the World Was Young
6. These Foolish Things
7. You Go to My Head
8. Stardust
9. It’s Funny to Everyone But Me
10. Why Was I Born


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La sponda occidentale del fiume, secondo la leggenda, era la sponda della morte. Là i morti andavano alle loro tombe, tra la sabbia e i tramonti
(Nord dell’abisso, Brian Aldiss)

Informazioni di base
Il nuovo album di Bob Dylan, “Triplicate”, è un lavoro che mette insieme alcuni tra i più interessanti prodotti della storia della canzone cantautoriale statunitense. No, qui non si sta parlando di Frank Ocean, Kurt Cobain e Taylor Swift. Per arrivare a poter trattare pezzi di gente di un certo livello ne dovrà incidere di dischi questo ragazzetto di Duluth. Il riferimento è a personaggi come Frank Sinatra, Carolyn Leigh e Cy Coleman. “Triplicate”, così come specifica il titolo, è un triplo album composto da 10 canzoni per disco che uscirà nei negozi fisici e negli store online sotto forma di un bel pacchetto per collezionisti con versioni in triplo CD da 8 pannelli in digipack e tre LP in edizione limitata. Ogni singolo disco ha un suo titolo corrispondente a “Til’ The Sun Goes Down”, “Devil Dolls” e “Comin’ Home Late”. A produrre questo mastodontico lavoro è stato Jack Frost, che secondo molti “capiscers” del mondo delle riviste/webzine/fanzine online è un grande esperto di missaggio e produzione che ha lavorato con tutto il “meglio der meglio” della musica contemporanea, mentre, in realtà, altri non è che lo stesso Bob Dylan che si è dato un nomignolo per fare il simpatico.

Obiettivi
Ormai Bob Dylan ha mostrato tutto il mostrabile relativamente a quanto può fare un cantautore con una chitarra in mano. Si è denudato completamente e da 30-40 anni va in giro a mostrarsi come mamma l’ha fatto, con gli sguardi compiacenti di critici e adoratori di questo personaggio così riconoscibile in video ed in radio. “Triplicate” è un tributo a caratteri, se vogliamo, ancora più iconici dello stesso Dylan, come Frank Sinatra, ma è anche una rivisitazione di una serie di storie che sono davvero molto ben collegate tra loro in ogni singolo disco che compone il triplice album. Ci sono anche “cover di cover” di Sinatra, come il brano “The September Of My Years”, incisa originariamente da Jimmy Van Heusen ed inserita come titletrack nell’album dello stesso Sinatra del 1965. Il quadro generale è molto “pregno”, come si direbbe in questi casi, ma la precisa volontà dello stesso Dylan è quella di non risultare noioso, mettendo in essere una serie di pezzi che, in molti casi, difficilmente sfiorano i 3 minuti. Forse una coincidenza, forse uno stratagemma voluto, ma tant’è, il lavoro è sufficientemente godibile nella sua interezza, rimanendo, comunque, per “palati fini”.

Metodi
Bob Dylan è artista con licenza poetica che può risultare interessante anche con un mantice in mano durante le fredde giornate invernali. A dover risultare interessante per poter valorizzare ogni lavoro di Dylan, tuttavia, deve essere l’ascoltatore. Se l’ascoltatore usa consumare musica mentre fa sport, mentre cucina o mentre si appresta a percorrere il tratto di autostrada tra il casello di Anagni e quello di Ferentino allora ci sarà più di qualche problema nella “digestione” di questo “Triplicate”. Bob Dylan ormai non fa più dischi dal 1988, più o meno. Si limita a stracciare un pezzo di sé stesso dal suo corpo ogni volta che entra in studio e ad appiccicarlo su di una base di polivinilcloruro. È un tipo di perversione terapeutica che lo soddisfa e che gli calma gli istinti omicidi, quelli che si palesano ogni volta che nel mondo qualcuno definisce “pieno di contenuti” un disco di Eddie Vedder. Ad anticipare “Triplicate” c’è il brano “I Could Have Told You”, di Jimmy Van Heusen, altro pezzo “rubato” dal repertorio di Sinatra, ovviamente meno orchestrato e più concentrato sulla voce dello stesso Dylan, una sorta di “sfida”, proprio in ragione di questa sua volontà di mettersi alla prova in questo modo. Sinceramente non saprei dire chi la spunta tra i due, né in questo caso, né in quello di “My One And Only Love”. Anche avendo una voce più calda, nel caso di Sinatra, può capitare di preferire un’interpretazione più nuda di un brano, come nel caso della cover di Dylan.

Conclusioni
Non ho particolare affinità con i lavori di Dylan. Musicalmente non mi attira, la sua voce è sacrificabile rispetto ad altre che apprezzo molto più. “Triplicate” è un lavoro per collezionisti prodotto così come piace ai collezionisti. Costerà qualche centesimo in più e verrà ascoltato per circa una quindicina di giorni, sempre stando attenti a non rovinare disco e copertina, poi verrà rinchiuso in una teca per permettere al buongustaio di turno di dire: “e questa è la mia versione deluxe dell’ultimo album di Bob Dylan, prodotto da Jack Frost”. È sempre bello vedere il mondo che cambia e si evolve, è un modo per notare, invece, quanto si è piantati nella palude ripensando a sé stessi. Dylan non è un integralista. Sa che c’è molto altro al di là della cosiddetta “area di comfort” ma, dopotutto, chi è che ha tutta questa voglia di andare oltre? Avreste davvero voglia di oltrepassare il limite per sentirvi dire: “ehilà, stavamo ascoltando l’ultimo disco di Benji & Fede. Ti unisci a noi?”. Non muovete un passo.

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