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WOLVES IN THE THRONE ROOM + LYCUS – Parkteatret, Oslo, 26 aprile 2017

Questo articolo dovrebbe essere un live report. In realtà quanto visto ieri mi ha spinto più a scrivere una riflessione su un gruppo come i Wolves In The Throne Room, che non la mera cronaca di un concerto, che proverò comunque a descrivere.

Spalla per questa data troviamo i bravi Lycus con i quali gli headliner condivideranno il batterista. La band americana, il cui doom funereo ed atmosferico rimane fortemente debitore del suono degli Evoken e della scuola finnica, riesce perfettamente nell’intento di scaldare l’atmosfera per la serata, e ci conferma quanto di buono sentito su disco.

L’attesa per i Wolves In The Throne Room si interrompe quando il locale si riempie completamente di fumo e un profumo di erba bruciata pervade la sala. Avevo già avuto occasione di vedere i WITTR qualche anno fa e la delusione, a mente fredda, fu abbastanza grande in quanto la band, monca in formazione, non era riuscita a trasmettere live la grandeur che siamo abituati a sentire su disco, seppur con una performance molto buona.

In questo tour, ritroviamo invece sia la terza chitarra (il fido Kody Keyworth) che i synth ed entrambi giocheranno un ruolo fondamentale nella resa del live. La scaletta ripropone buona parte del capolavoro “Two Hunters”, lascia da parte totalmente “Black Cascade” e presenta anche un brano inedito che fa ben sperare per il futuro. La performance della band, cruda e feroce, rasenta la perfezione ipnotizzando i presenti in una sorta di rito sciamanico.

Proprio a questo proposito risulta evidente come I WITTR rappresentino l’esempio massimo e irraggiungibile di un genere (il Cascadian Black Metal o come cavolo volete chiamarlo) che ha finito troppo spesso col chiudersi su sè stesso in una spirale logorroica. La grandezza di una band come I Wolves In The Throne Room sta nell’interpretare in maniera personale e nella sua accezione più primordiale, un genere primitivo ed emozionale come il black metal. Capacità che altre band, seppur ottime, come possono essere i Fen piuttosto che I Winterfylleth o gli ultimi Ash Borer piuttosto che gli Addaura, non hanno, perse come sono nel creare a tutti i costi brani lunghi e complessi e troppo spesso pieni di forzature stucchevoli e artificiose.

Pur prendendo a piene mani da un pilastro come i Weakling (che con una sola canzone, “Dead As Dreams”, seppero esprimere tutto ciò che c’era da dire sull’argomento) i WITTR hanno avuto la capacità di mantenere la crudezza e la violenza emotiva della vecchia scuola nord europea, trasportandola nell’immaginario folkloristico americano.

Provate insomma ad immaginare un “In The Nightside Eclipse” concepito nello stato nebbioso e umido di Washington e avrete un’idea di quello che vi potrete aspettare dalla band dei fratelli Weaver dal vivo.

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