Menu

Recensioni

Bonobo – Migration

2017 - Ninja Tune
elettronica

Ascolta

Acquista

Tracklist

1. Migration
2. Break Apart feat. Rhye
3. Outlier
4. Grains
5. Second Sun
6. Surface feat. Nicole Miglis
7. Bambro Koyo Ganda feat. Innov Gnawa
8. Kerala
9. Ontario
10. No Reason feat. Nick Murphy
11. 7th Sevens
12. Figures


Web

Sito Ufficiale
Facebook

Sono passati alcuni anni dall’ultimo successo di Simon Green, aka Bonobo: dopo The North Borders (2013), il dj e producer britannico ha recentemente pubblicato via Ninja Tune il suo sesto lavoro in studio.

Questa volta si tratta di un disco che affonda le sue radici in un sound elettronico con forti contaminazioni downtempo, fino ad arrivare alla world music, per creare un amalgama tra differenti culture e tradizioni musicali. Tema principale e filo conduttore dell’intero album è la migrazione –come esplicitato dal titolo Migration: un superamento di confini, tanto spaziali quanto mentali, che porta a un sound “cosmopolita”, un mosaico di molteplici esperienze sonore. Come lo stesso Green ha commentato a proposito del disco, il tema della migrazione, dello spostamento, è affrontato in modo obliquo e sempre interpretato da un punto di vista positivo, che esclude le problematiche del cambiamento: “My own personal idea of identity has played into this record and the theme of migration. Is home where you are or where you are from, when you move around?”

Non a caso, tra le 12 tracce che costituiscono l’album, alcune presentano influenze house tribale, come in Bambro Koyo Ganda, pezzo che vanta la collaborazione del gruppo marocchino Innov Gnawa, mentre altre traggono ispirazione dalla musica asiatica. Percussioni elettroniche, bassi, dolci arpeggi campionati e synth fanno da padroni indiscussi in tutti i brani, anche in quelli leggermente più ritmati, che ancora portano con loro una deriva post-dubstep.

Rispetto ai suoi predecessori, Migration è un album più pacato e curato: la struttura melodica e la sezione strumentale comprendono molte tonalità che a tratti si avvicinano di più alla musica ambient. Nella titletrack iniziale, le note delicate del piano di Jon Hopkins si intrecciano a una base soft-electro in cui l’ascoltatore è attratto da suoni particolari, che sembrano quasi ricordare il cinguettare degli uccelli; un lontano rimando all’elemento naturale, che sicuramente è una delle possibili chiavi d’interpretazione di questo album –a questo punto vale la pena rivolgere un’attenzione particolare alla foto in copertina.
Le parti vocali, invece, sono ridotte al minimo, giusto possiamo citare la collaborazione di Rhye (Break Apart), di Nicole Miglis (Surface) e di Nick Murphy (No Reason). Infine, non manca qualche pezzo dalle forti dissonanze, in cui la sequenza di suoni –che vengono a scontrarsi- non è affatto lasciata al caso, ma misurata e pensata nei minimi dettagli (Figures).

Un buon disco e davvero una buona prova d’abilità per Simon Green, che nonostante una sostanziale omogeneità di base –reperibile nella maggior parte dei brani- ha saputo trovare il proprio spazio in un panorama, quello dell’elettronica, già abbastanza affollato da numerosi artisti, non senza una leggera deviazione dalla sua precedente linea melodica.

 

Piaciuto l'articolo? Diffondi il verbo!

Altre Recensioni

Close