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Bison – You Are Not The Ocean You Are The Patient

2017 - Pelagic Records
noise rock / post hardcore / sludge

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Tracklist

1. Until The Earth Is Empty
2. Antiwar
3. Drunkard
4. Kenopsia
5. Tantrum
6. Raiigin
7. Water Becomes Fire


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A volte il mondo del cosiddetto “alt metal” o metal alternativo o in qualsiasi modo vogliate chiamarlo per sentirvi tranquilli coi vostri ascolti ci dona ancora qualche lieta sorpresina. I canadesi Bison sono in giro da un po’ e finora ci avevano dato poco più di una derivazione, seppur piuttosto interessante, del verbo mastodoniano, frammentata da coltellate stoner/sludge e poco altro. Cosucce interessanti, senza dubbio alcuno, ma senza quel pizzico di violenta magia in più che potrebbe fare la differenza.

Con l’avvento del 2017 il quartetto torna con un nuovo lavoro in studio a 5 anni di distanza dal virulento “Lovelessness”, album che subiva il madido tocco di Sanford Parker, ometto di rilievo nel panorama metal più scombinato e in forza tra le fila di Corrections House (mefistofelico supergruppo fondato attorno alle ossa di Eyehategod, Neurosis e Yakuza), The High Confessions (in compagnia del leggendario mastro industriale Chris Connelly e dell’ex Sonic Youth Steve Shelley) nonché dei Nachtmystium (recentemente tornati dal mondo dei morti male ma con una rinnovata line up). Il dischetto in questione porta il nome di “You Are Not The Ocean You Are The Patient”, che di paziente ha ben poco e che segna l’entrata nella nutrita scuderia della Pelagic Records. Cambia anche l’uomo dietro ai fader del banco mix e si sente: a far gli onori di casa è Jesse Gander, già produttore dei Japandroids.

Il cambiamento rispetto al recente passato è palese ed ha una forza tutta sua, quasi a rendere palpabile il cambio di rotta intrapreso dalla band. Della fu influenza sull’asse Mastodon/Melvins rimane l’alone assassino e la carica furiosa dei brani, ma a far capolino è una rinnovata arma post-hardcore finora tenuta nel fodero ma che ora brilla alla luce di un sole malato coperto da coltri di grigiore e nevischio carbonizzato. Esempio lampante è il treno hc di Antiwar, debilitante sassata snaturata e svestita di qualsivoglia impronta metal e rivestita di pelle e borchie e mazze da baseball pronte all’uso. Kenopsia riluce del virus infame dei Quicksand virati in chiave chitarroni di piombo.

È proprio l’apertura feroce delle chitarre, oltre al folle incrocio delle voci disumanizzate dei quattro che formano un turbine di grida ben lontane dalla solita zuppa dei gruppi di questo tipo, a donare al disco una lucentezza diversa dai precedenti lavori e svetta in tutta la sua strabordante cattiveria nella opener Until The Earth Is Empty con i suoi 6 minuti e fischia di violenza indomita. Al richiamo dell’hardcore non manca di rispondere anche lo stomp furente ed infottato di noise rock di Tantrum che apre a cieli neri che rimandano alla mente qualcosa degli Handsome, nonché dei Fucked Up data la presenza di archi e flauti ma che, a differenza dei connazionali, si ritrovano sommersi da dissonanze e mortificazioni della melodia. Non illuda l’intro meta-Jesu di Raiigin perché il chiodo thrash-core è dietro l’angolo e trasuda marciume e Cro-Mags da tutti i pori. Giusto il tempo di abituarsi alla velocità che il “Fuck You Vancouver Side” (così si chiama il lato b del disco) si chiude con l’abissale Water Becomes Fire, splendida astronave alla deriva nello spazio siderale trafitta dal violino di Terence O’Shea.

Che dire? I nostri amici Bison hanno espulso una signora bombetta di album dal loro lanciarazzi personale. Come sempre niente di nuovo ma con un tocco così personale da risultare un piccolo raggio di sole tra le polveri sottili che inquinano il mondo della musica pesante. Bella storia.

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