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Chelsea Wolfe – Hiss Spun

2017 - Sargent House
post metal / drone

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Tracklist

1. Spun
2. 16 Psyche
3. Vex
4. Strain
5. The Culling
6. Particle Flux
7. Twin Fawn
8. Offering
9. Static Hum
10. Welt
11. Two Spirit
12. Scrape


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Ritorno in grande stile per la sacerdotessa dark per eccellenza della musica. Avevamo lasciato Chelsea Wolfe nel 2015 con un ottimo disco, sempre crepuscolare ma ancora più sofferto come “Abyss“, la ritroviamo in grande spolvero nel 2017 con un lavoro un po’ più muscolare ed eterogeneo. Le distorsioni nel nuovo “Hiss Spun” si sono fatte in generale più consistenti, a favore ancora di più di un doom dalle tinte oscure di scuola Neurosis, evidentemente la sua principale fonte di ispirazione.

Rispetto al recente passato è maggiore la componente noise, basti ascoltare l’apripista Spun, nella quale si sente chiaramente la chitarra di Troy Van Leeuwen dei Queens of the Stone Age. Sono comunque ancora presenti alcuni elementi tipici della ragazza dai capelli corvini, come le influenze industrial (Particle Flux), dark-wave (Offering) ed il folk oscuro come inteso dagli Swans (Two Spirit), ma in maniera meno preponderante; la differenza principale è la maggior presenza di brani sludge come 16 Psyche ed a tratti quasi al limite del black metal, come in Vex, che vede la partecipazione del growl cavernoso ed inconfondibile di Aaron Turner (ex Isis, Old Man Gloom, ed attualmente Sumac).

Quello che emerge da “Hiss Spun” è un equilibrio non indifferente di tutte le varie componenti che contraddistinguono il suo sound: The Culling, Twin Fawn , Static Hum e la conclusiva Scrape sono un esempio lampante del lavoro e degli sforzi compiuti nel riuscire a far coesistere le differenti sfaccettature della sua musica, che riesce ad unire una vena romantica decadente con esplosioni rumoristiche e cariche che l’accostano ancora di più ai Neurosis, maestri indiscussi in questo campo.

Tutti i brani contenuti in “Hiss Spun” sono di ottima fattura  – compresa la breve drone/ambient Strain e la malinconica Welt che fanno da ponte al resto del disco – e dimostrano il raggiungimento di una certa maturità di scrittura; la capacità di creare sfondi musicali fortemente angoscianti ed al tempo stesso evocativi rimane intatta, così come l’abilità nell’affascinare l’ascoltatore grazie ad una voce a volte delicata e vellutata ed in altri casi più inquietante ed incisiva.

Chelsea Wolfe dimostra una crescita non indifferente, magari non riuscendo -anche se di poco- a superare le vette emotive del disco precedente, ma comunque raggiungendo ottimi livelli. Il tutto poi è reso perfetto dal solito fuoriclasse Kurt Ballou (Converge), che ancora una volta fa un meraviglioso lavoro dietro al mixer amplificando le caratteristiche peculiari e le qualità di un lavoro al quale si fa davvero fatica a trovare una pecca.

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