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Enslaved – E

2017 - Nuclear Blast
progressive metal

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Tracklist

1. Storm Son
2. The River's Mouth
3. Sacred Horse
4. Axis Of The Worlds
5. Feathers Of Eolh
6. Hiindsiight
7. Djupet
8. What Else Is There (Röyksopp cover)


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L’epica escalation progressiva degli Enslaved aveva già portato la band norvegese ad approdare su lidi estremamente distanti dalla materia viking da cui sono partiti nel lontano ’94. Esattamente come i nordmenn da cui discende il gruppo di Grutle Kjellson e Ivar Bjørnson e soci hanno viaggiato per mondi che tra loro han ben poco a che vedere creando un sound unico nel panorama extreme di origine black metal e conquistando terre lontane.

Con il nuovo “E” gli Enslaved portano a compimento un altro viaggio e un’altra evoluzione maturando gli elementi prog rock già presenti in dose massiccia nel precedente “In Times” e rendendoli perno principale della composizione di ogni singolo brano. Spesso mi sono divertito a definirli “i Tool del black metal” e non credo di essermi poi sbagliato di molto – essendo alcuni membri della band fan effettivi del combo capitanato da Maynard James Keenan – soprattutto a ben ascoltare le atmosfere di questo album.

La melodia, seppur acustica, che introduce l’immensa Sacred Horse è ascrivibile ad un pesante ascolto del lavoro chitarristico di Adam Jones, seppur il resto del brano si snodi su coordinate di furia metal inframezzate da una farfisa ultra prog che rende onore agli ELP. L’opener Storm Son è già foriera della mutazione avvenuta tra le fila della band mostrandoci un lato “pop” che guarda alle composizioni del Wilson più ispirato portate alle estreme conseguenze. L’afflato rock della band continua sulla virulenta The River’s Mouth che colpisce come un treno in pieno volto e nella disperata Feathers Of Eolh con le sue aperture vocali iper melodiche – elemento saliente dell’intero lavoro – verso l’infinito mare dell’anomalia.

In terra di Norvegia l’avvento degli Shining ha lasciato tracce indelebili e anche da queste parti il “damage done” è servito come ben udibile nella tirata Axis Of The Worlds con tanto di insert synth nella parte centrale del brano che rilancia il resto degli strumenti a “velocità smodata”. Sulla conclusiva Hiindsiight si avverte tutto il bipolarismo della band che si palesa nella coesistenza di gentilezze melodiche carezzate da un giro di sax prepotentemente eighties e di batoste doom/black di natura a dir poco infernale.

Se la furiosa legnata alt-black Djupet non aggiunge granché al nuovo corso – non a caso si tratta di una bonus track – a solleticare il palato è l’assurda versione dei nostri di What Else Is There, cavallo di battaglia dei connazionali Röyksopp, che non perde nemmeno un millimetro metafisico dell’originaria bellezza amplificandone, se possibile, l’epicità incorniciando clean e raw vocals in un quadro di extreme baroque pop di rara intensità.

Il viaggio degli Enslaved sembra essere arrivato al suo momento migliore. “E” è il disco assieme più accessibile e più straniante da parte dei norvegesi e ci dona un’istantanea dai colori più vivi che mai di come dovrebbe essere il metal estremo nel 2017. Delizioso.

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