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Resistenze Sotterranee

Resistenze Sotterranee #1: Mostro, Ensi, Willie Peyote, Blue Virus

Questa nuova rubrichetta sul rap vuole essere un periodico e sintetico bollettino sulle uscite più interessanti e meritorie di segnalazione. Nessuna discriminazione per materiale mainstream, nè tanto meno spinta a prescindere per il cosiddetto underground. Buona lettura!

Mostro – Ogni Maledetto Giorno (Honiro, 2017)

Prima segnalazione per il 25enne rapper romano. al rientro con un album cupo e potente, peculiare mix di paranoia, rabbia e lucidità. Riferimenti immediati Eminem, Bassi Maestro, Nitro e Rancore per 16 tracce dal livello medio decisamente alto, con picchi quali la tripla che va dalla n. 7 Niente Di Me alla n. 9 Ogni Maledetto Giorno, passando per E Fumo Ancora, quest’ultima presente anche in pregevole versione acustica. Meno convincenti i momenti nei quali Mostro varia approccio e stile tipo Sabato Sera e Amore Per Favore Resta. Buone le produzioni tutte made by Enemies, attuali e vestite su misura – forse anche un filino troppo attillate – sulle tematiche trattate. Mostro per ora solo di nome, ma sulla strada giusta per diventarlo anche di fatto.

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Ensi – V (Warner Music, 2017)

Il rapper torinese torna sulle scene con un album che non dispiace ma che non convince appieno. Ci sono infatti tracce potenti e massicce, come pure episodi più loffi e dallo skip pressochè istantaneo e definitivo. Fra i pezzi top rientrano Ribelli Senza Causa, Iconic nonché la bomba Boom Bye Bye, mentre da evitare 4:20 e soprattutto l’inascoltabile Sugar Mama. Nel complesso “V” è un disco piacevole ma non trascendentale, da bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, a seconda che si consideri il deciso seppur se non decisivo passo in avanti rispetto ai precedenti lavori o, al contrario, l’ulteriore occasione persa da uno tra i rapper più tecnici e potenti della scena italiana. (Abb.) Bene ma non benissimo.

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Willie Peyote – La sindrome di Toret (451 Records)

Restiamo sempre nel torinese con l’atipico cantauto-rapper granata, irriverente come d’abitudine, anche se a sto giro un tantino più cattivello e pungente. Willie è oramai certezza assoluta tanto nella tipologia di proposta musicale quanto nella qualità della stessa. E quindi rime dall’impatto ironico e frizzanti ma dal retrogusto amaro e/o malinconico, adagiate una volta ancora su strumentali, come sempre made by Frank Sativa & Kavah, analogiche, grasse e stilose. Gran bel disco, dunque, da ascoltare a ripetizione dalla prima alla tredicesima ed ultima traccia, con particolare menzione per I Cani, C’Hai Ragione tu e la bomba Vilipendio.

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Blue Virus – Hiatus Mixtape (RKH, 2017)

Per la regola del non c’è due senza tre (torinesi), restiamo nel capoluogo piemontese anche per quanto riguarda il quarto ed ultimo disco/mixtape trattato, ossia “Hiatus Mixtape” di Blue Virus, rapppppprrrr di talento e con personalità quanto meno doppia. Hiatus lato testi conferma il ricettario del precedente “Sandro Terapia Mixtape”, ossia ettolitri di sangue e liquido seminale miscelati con volgarità, scorrettezze e squilibri mentali assortiti. La sola novità è rappresentata da produzioni, tutte opera di JO Diana – il faccione in copertina è il suo , educate, mai sopra le righe e, dunque, in netto e piacevole contrasto con le rime di cui sopra.
Bel mixtape.

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