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Matt Cameron – Cavedweller

2017 - Monkeywrench Records
rock

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Tracklist

1. Time Can't Wait
2. All At Once
3. Blind
4. Through The Ceiling
5. One Special Lady
6. In The Trees
7. Into The Fire
8. Real And Imagined
9. Unneccesary


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Matt Cameron fa parte di quella genia di batteristi incredibili nata dal fenomeno generazional-culturale che fu il grunge. Se da un punto di vista globale della tecnica in sé il genere in questione non è mai stato fucina di composizioni evidentemente di rilievo nello specifico ha dato i natali ad alcuni degli strumentisti più esagerati ancora in circolazione. Pensate solo a Dave Grohl, Dale Crover e Sean Kinney e a quanto siano stati in grado col loro apporto a marchiare a fuoco il sound delle proprie band di provenienza.

Del precedente micro-elenco solo due han dato luogo al fantomatico sogno nascosto di ogni batterista di mettersi dietro al microfono e solo uno ha raggiunto le vette vere del music business. Tocca ora al batterista di Soundgarden e Pearl Jam tentare il movimento dal retro del palco al suo fronte con il primo effettivo disco in solitaria intitolato “Cavedweller”. Ad accompagnarlo troviamo nomi di rilievo come Tim Lefebvre, già sul disco/epitaffio di Bowie “Blackstar” e su svariati lavori di Uri Caine, David Fiuczynski e Bill Evans, Mark Guiliana, anch’egli collaboratore del Duca Bianco, ed il guru delle Desert Sessions nonché partner in crime di Mark Lanegan Alain Johannsen. Il team ha tutte le carte in regola per dar manforte al nostro dando una spinta di livello alla risultato finale del lavoro.

Non so cosa fosse lecito aspettarsi dalla prima prova vocale di Cameron, forse nulla, ma ciò che ne esce è un gradevole agglomerato di alt-rock che galleggia tra inserzioni pop, progressività celate ed echi stoner in lontananza sullo sfondo, in un insieme generale “easy listening” e piacevolezza. Il singolo apripista nonché opener dell’album Time Can’t Wait è la summa di tutti questi elementi e dunque manifesto di tutto il lavoro in sé. Le chitarre distorte della tirata All At Once riportano alla mente tutta l’irruenza del rock più sporco che tanto è stato caro ai grunger tutti.

Un altro eco di peso è il rimando – voluto o meno non è dato sapersi – allo psico-pop beckiano svestito della sua follia caratteristica e lasciato in balia di una classe notevole come sulla splendida Real And Imagined, sulla sorniona Through The Ceiling e nel pop rock di In The Trees. Il resto del viaggio si attesta nella fin troppa calma e nel riproporre un po’ troppo spesso la stessa formula, eccezion fatta per la strumentale base prog-chill Into The Fire che smuove un attimo le acque.

Insomma, “Cavedweller” è una bella e divertente parentesi dal lavoro – di questo e questo soltanto si tratta in fin dei conti – dietro le pelli dei Pearl Jam del nostro. Nessun salto dalla sedia e nessuna sorpresa, se non quella di una vocalità piuttosto interessante che comunque non fa troppo la differenza. Speriamo in un balzo in avanti nel prossimo futuro.

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