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Volta – Remap

2017 - Coward Records / Coypu Records
emoviolence

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Tracklist

1. Langverte
2. Debut Battle
3. Blu-Lit Soundtrack
4. Open
5. ...And Change The Fur
6. Drive-In Classes
7. Everything Everything
8. Super Isovist
9. Motown Ed.
10. Debut Battle
11. Layers
12. 353rd
13. On S And D
14. Body Electric At The Stellar Room
15. Like New Maps
16. No Syntax


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I Volta sono un gruppo emoviolence. Vengono da Novara, la mia città. Sono un buon gruppo emoviolence, a dire il vero. Originale, senza sbavature grammaticali e soprattutto violento, più che screamo. “Remap” è il loro secondo lavoro, che arriva quattro anni dopo il loro esordio sulla lunga distanza, intitolato “D”, e che esce grazie alla collaborazione tra Coward Records e Coypu Records, due etichette italiane eleganti ed intelligentemente eclettiche che si sono occupate anche dell’organizzazione del loro  tour europeo al fianco dei rumeni Bastos, partito proprio in questi giorni.

Remap” è un lavoro garbato, che si sviluppa attraverso affascinanti capitoli, ma che lascia alcune questioni in sospeso. Innanzitutto, non chiude i giri. Non è una questione di tempo o di idee, anzi: a livello tecnico i Volta di “Remap” sono una spanna sopra a tutto ciò che di tedesco, francese o italiano sia uscito di nuovo negli ultimi cinque anni. Secondo il mio punto di vista, però, l’emoviolence dovrebbe arrendersi di più al punk, dovrebbe far esultare, come erano capaci di fare i Page Ninetynine o gli Yaphet Kotto. Dovrebbe riflettere di meno, almeno quando si tratta di registrare un disco, e lasciarsi andare a qualche giro in più, a qualche sbeffeggiamento, a qualche tamarrata pestona e chugga-chugga.

I Volta guardano più ai Tristan Tzara che agli Yage, purtroppo. E il risultato è un disco eccellente ma poco accattivante, un’insaponatura dettagliata senza il divertimento del risciacquo e dell’asciugatura al sole. Motown Ed. mi piace perchè è echeggiante e densa, mentre Drive-In Classes rispecchia molto ciò che intendevo comunicare prima: è un pezzo che sembra dispiacersi di finire così presto, svanendo senza farti nemmeno ricordare come sia incominciato, troppo lamentevole e laconico. È così anche la successiva Everything Everything, che non esplode mai in una svolta assordante che possa farti dire “Finalmente!” o alzare i pugni. Debut Battle invece mi piace, molto Orchid e poco vagheggiante, buone le sterzate di grind e i fischioni, che rendono il breve pezzo incisivo e chiarificatore.

La successiva Blu Lit Soundtrack è invece troppo anchilosata per i miei gusti, sospinta da una tastiera che fa molto Brainiac ma che rimane troppo in disparte, emergendo in tutta la sua ossessività verso la fine del brano. …And Change The Fur si dipana con vigore da un lugubre e ben architettato giro di basso nella sua parte centrale ed è un brano da ascoltare e riascoltare, premiando in pieno la sua cattiveria. On S And D è un pezzo che si basa sull’attesa e finisce esplodendo in un lamento corale ben organizzato e la successiva Body Electric At The Stellar Room suona abbastanza inconcludente. La finale No Syntax è, poi, un gioiello, che ci trasporta direttamente nelle sperimentazioni noise più ricercate che si possano immaginare.

Concludendo, “Remap” si compone di sedici brani da ascoltare attentamente, non vi ombra di dubbio. È un lavoro completo e molto interessante, ma a mio parere dovrebbe essere più “tamarro”, per poter avere una presa più solida sull’ascoltatore. E comunque scriveteli voi, sedici pezzi di emoviolence, coi tempi che corrono. Io non appena ne avrò l’occasione chiederò loro una copia del disco, potete giurarci. E voi?

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