Tre Allegri Ragazzi Morti – Sindacato Dei Sogni

Recensione del disco “Sindacato Dei Sogni” (La Tempesta, 2019) dei Tre Allegri Ragazzi Morti. A cura di Silvia Cinti.

I Tre Allegri Ragazzi Morti, una famiglia di musicisti solidi noti al pubblico per le loro esibizioni mascherate e per i loro live di rock essenziale, sono considerati uno dei pilastri della scena alternativa italiana fin dalla loro formazione, nel 1994. Davide Toffolo (voce e chitarra), Luca Masseroni (batteria) e Enrico Molteni (basso)  presentano il loro nuovo album di inediti il cui titolo è “Sindacato dei sogni” a cura dell’etichetta indipendente Tempesta Dischi, fondata proprio dai Tre Allegri Ragazzi Morti. È importante sottolineare che, all’interno del disco, sono presenti ospiti interessanti quali Adriano Viterbini (Bud Spencer Blues Explosion), fan del gruppo e chitarrista eccellente e anche Nicola Manzan (Bologna Violenta) che ha già collaborato con plurime realtà musicali quali il Teatro degli Orrori e Baustelle.

Batterie essenziali, chitarre elettriche sognanti e testi suggestivi ed ironici sono alcuni degli ingredienti di questo album, che apparentemente si avvicina molto al sound originario della band; tuttavia nell’ensemble si intravede anche una svolta psichedelica realizzata grazie all’intervento del produttore Matt Bordin (Mojomatics, Squadra Omega) con il quale i TARM hanno iniziato a piccoli passi a guardare oltre la propria comfort zone.

Il disco si apre con Caramella, brano chiaramente psichedelico che, con un testo di poche parole vuole subito dare uno scossone all’ascoltatore; segue la canzone Calamita che pone l’accento su di un sound più originale, il testo racconta della città di Pordenone a cui la band è da sempre molto legata. C’era un ragazzo che come me non assomigliava a nessuno è una parentesi autobiografica sulla realtà di un ragazzo degli anni ’80 scandita attraverso interventi sonori atipici ed interessanti. A questo punto dell’album emergono due perle intense e ben riuscite: AAA Cercasi e Accovacciata gigante.

Questo viaggio nella musica prosegue con il brano Bengala, in cui la session di archi è davvero una chicca, Mi capirai (solo da morto) pezzo piuttosto ironico e Difendere i mostri dalle persone un componimento emotivo in cui vince ancora una volta il linguaggio poetico dei TARM. A questo punto tornano le sonorità psichedeliche con Non ci provare a cui segue una canzone, la più lunga del disco, dal titolo Una ceramica italiana persa in California che conclude in bellezza questo compito. All’interno del disco è presente inoltre la bonus track Con i bengala in cielo che sembra avere tutte le carte in regola per diventare un altro classicone della band di Pordenone.

La magia dei Tre Allegri Ragazzi Morti è insita nella loro semplicità. L’immediatezza dei testi e la loro energia durante ogni performance sono solo alcune delle caratteristiche di questo gruppo eppure, nonostante i numerosi album in studio, c’è una sana voglia di sperimentare ancora e ancora perché perfezionarsi per ogni artista, degno di chiamarsi tale, è un bisogno impellente.

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