(HED) P.E. – Class Of 2020
Recensione del disco “Class Of 2020” (Suburban Noize Records, 2020) degli (HED) P.E.. A cura di Giuseppe Loris Ienco.
Non passerà di certo alla storia del rock questo “Class Of 2020”, dodicesimo album a firma (HED) P.E. ; sicuramente però farà trascorrere una mezz’oretta di spensieratezza a tutti gli estimatori del sound classico della band californiana. A distanza di vent’anni esatti dall’uscita di quel “Broke” che regalò loro tante soddisfazioni dal punto di vista commerciale, i padrini del G-punk tornano alle origini con dieci brani divertenti, immediati, non particolarmente freschi ma cafoni al punto giusto da riportarci indietro ai fasti dell’era nu metal.
Scritto e registrato nel corso della prima fase dell’emergenza sanitaria che sta attualmente ammorbando il mondo intero, il disco mostra tutti i difetti tipici di una produzione a budget assai limitato: da rivedere il mixaggio e i volumi, con la batteria che tende a sovrastare gli altri strumenti. Fortunatamente il lavoro non soffre in maniera eccessiva per questi piccoli difetti. La fretta con cui è stato realizzato non intacca la qualità dei pezzi, che non è per nulla stellare ma neanche infima.
Mi limiterò a dire che “Class Of 2020” suona esattamente come dovrebbe suonare un album di godibile crossover senza troppe pretese; l’ideale per una grigliata estiva con pochi amici, in modo tale da garantire a tutti il distanziamento sociale. Un ascolto veloce – forse anche troppo: in media le canzoni sono brevissime – ma non per questo da dimenticare.
Con l’attacco aggressivo di First Blood vengono subito messi sul piatto gli ingredienti principali della formula (HED) P.E.: il rap metal e il reggae. Un connubio che ritroviamo in forma pressoché inalterata anche in Last Call, We The People e nella drammatica Overdue, caratterizzata da una lentezza quasi doom e dall’impiego del vocoder. Attenzione a Watch It Burn, potrebbe trarvi in inganno: si parte con un riffone ribassato alla Korn e un ritmo cadenzato vagamente minaccioso per poi arrivare a un ritornello ska molto vivace.
Quintali di chitarre in levare anche in Last Call, Ole Time Sake e Nothing Lasts 4ever (The Ballad of C19), due brani da presa a bene in cui si tocca direttamente il tema della pandemia: una cosa tremenda, ma “niente dura per sempre”. Un messaggio di pace e ottimismo che non scalfisce minimamente il muro hardcore alla base di Death Awaits: l’hi-hat elettronico infilato qua e là tra le strofe aggiunge un tocco trap francamente inutile.Una botta di giovanilismo che non aggiunge nulla ma anzi va a indebolire quella che, alla pari con la graffiante No Days Off, è la traccia più potente di “Class Of 2020”. Scartate pure l’imbarazzante Greedy Girl – inascoltabile mix tra hip hop, reggae e musica latina con un basso dal volume inspiegabilmente alto – e avrete il disco ideale per questi ultimi scampoli d’estate.
Un’estate di merda per i motivi che ben sapete, ma non disperate: come ci insegnano i saggi (HED) P.E., Nothing Lasts 4ever.




