Trentemøller – Memoria

Recensione del disco “Memoria” (In My Room, 2022) di Trentemøller. A cura di Arianna Me.

“Memoria” è il sesto album in studio di Anders Trentemøller, uscito l’11 febbraio per la sua etichetta In My Room e anticipato dai quattro singoli In The Gloaming, All Too Soon, Dead or Alive e No More Kissing in the Rain. Il titolo si rivolge immediatamente al passato, ma non solo.

Mi piace definirlo come il punto della situazione sullo stato delle cose, l’ago della bilancia che tiene in equilibrio quello che è stato e quello che sarà, in un fine gioco di equilibrio.

Musicalmente le sue influenze principali sono radicate nella prima metà degli anni ’90, più precisamente nel senza tempo shoegaze. Brani di spicco,  come All Too Soon, omaggiano Slowdive e My Bloody Valentine. Il disco non fa scuse e indossa questi riferimenti con orgoglio. Le linee di basso che attraversano tutto l’album rimandano immediatamente ai Cure e non solo.

“Memoria” è una sinfonia notturna. Nessun momento della giornata accompagna degnamente l’ascolto di un album tanto delicato e potente insieme come l’ora che segna la fine del giorno che lentamente cede il passo alla sera.

Veil of White apre “Memoria”. Ognuno di noi concepisce il rapporto con lo spazio del tempo e dei suoi abitanti come meglio può. O come meglio è costretto a fare per non farsi lacerare dentro. Il mio luogo di memoria è esattamente così, uno spazio dolce e malinconico coperto da un nebbioso velo bianco , nel quale ogni vuoto è abitato da un eco, da una voce dolcemente distorta. Veil of White è uno spazio etereo nel quale memorie si muovono spettrali, ma rassicuranti. “Memoria” non poteva iniziare in modo migliore.

In No More Kissing in the Rain si stabilisce un rapporto commovente con la fine, che si avvicina, definitiva e seducente. I synth alleggeriscono le parole pronunciate nel testo creando uno spazio emotivo per la consapevolezza nei confronti di qualcosa che finisce per lasciare spazio al ricordo. È più facile trovare conforto nell’oscurità, quando ci si sente come se le particelle di luce fossero a pochi minuti dall’unirsi.

Sì, ma cosa finisce? Un  amore? Un tempo? L’esistenza terrena di una persona?

This Is the End of Everything.

Darklands regala vibrazioni scure, ma mai violente. I toni pulsanti creano soundscapes delicatamente bui, gli stessi passaggi meno illuminati del percorso di messa a punto del tempo passato in vista del tempo futuro. Luci che danzano su un vetro.

Glow ha un flow languido sul quale si intersecano dialoghi noise che creano un effetto dinamico che sa di metamorfosi, di cambiamento. In The Gloaming è esattamente il momento in cui è iniziata la riflessione di  Trentemøller sul tempo, quando le ombre si allungano e la penombra inizia, con i suoi tentacoli, a vincere sul giorno. Le percussioni plasmano luci, ombre.

The Rise segna una cesura con le atmosfere morbide della prima parte di “Memoria”, che

si avvicina al suo apogeo quando When The Sun Explodes  spinge verso il kosmische. Si avverte il ribollire energico del cambiamento di registro, il suo ponte prevede un’intensità imminente, che alla fine si realizza in  Dead Or Alive, dove il dinamismo punk, il basso urgente e la batteria implacabile formano un patto con le voci sintetizzate.

Ian Curtis vive.

All Too Soon esamina le relazioni apparentemente diametrali di luce e buio, vita e morte, giorno e notte, amore e odio. In realtà esse sono dualistiche e simbiotiche, si influenzano a vicenda mentre si relazionano. L’accettazione della morte come parte della vita e non come sua negazione la svincola dalla occidentale drammaticità, ponendola in una riflessione oggettiva su di essa in relazione al tempo nel presente, il qui e ora, il solo tempo che davvero conta. All Too Soon si interrompe bruscamente, lasciando in sospeso l’ascolto. Siamo un interstizio nell’eterno, nulla più.

A Summer’s Empty Room è la mia preferita. Mi induce a fermarmi, a sentirmi parte di uno spazio vuoto luminoso e sensuale. Spazio creato da bassi ampi, profondi nel quale voci lontane e delicate mi spingono a chiedermi se il vuoto è davvero vuoto.

Drifting Star accompagna verso l’ultimo atto di “Memoria”. I toni si aprono, il cielo si schiarisce e introduce maestosamente a Like a Daydream. Nel brano i vocalizzi sono sostenuti da una chitarra carillon, legata a un rilassato shuffle di batteria e da una progressione di basso. Linger chiude il cerchio. Senza velocità, senza pressioni da parte di batteria e senza tensioni di basso. È un epilogo che lascia il tempo per respirare e per riprendersi da un viaggio intimo e, preferibilmente, notturno e solitario.

Trentemøller offre il suo sensibilissimo punto di vista sulla delicatezza dell’esistenza.

“Memoria” è il punto sulla strada percorsa con la consapevolezza che ogni riflessione è cambiamento delle condizioni precedentemente esistenti. È gioco degli opposti che si contemplano senza mai annientarsi. È il pieno del passato che osserva, con la maestria dell’esperienza, il vuoto del tempo che dovrà ancora arrivare.

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