Tangerine Dream – Raum
Recensione del disco “Raum” (KSope/Eastgate Music, 2022) dei Tangerine Dream. A cura di Paolo Esposito.
Cinquantacinque anni di storia sono un’era geologica, soprattutto se parliamo di musica. La storia, anzi la leggenda dei Tangerine Dream non si ferma, nemmeno a sette anni dalla scomparsa di Edgar Froese, fondatore, leader e unico membro fisso del progetto fino alla sua morte, avvenuta a gennaio del 2015. Bianca Froese-Acquaye, vedova di Edgar, non ha mai desistito dall’idea di far viaggiare ancora quella meravigliosa macchina, che in più di mezzo secolo ha scritto pagine importanti di storia della musica elettronica, non solo tedesca. Ecco quindi che ha superato anche le perplessità e la rinuncia a collaborare di Jerome, loro figlio e attivo con la band da inizio anni ’90, e pur non potendo dare un apporto in termini musicali ha assunto le redini artistiche dei Tangerine Dream offrendo il suo lavoro artistico disegnando le copertine dei dischi.
Già nel 2017, in occasione del cinquantesimo anniversario del gruppo e in omaggio alle bozze già composte da Froese, i restanti Tangerine completarono l’opera pubblicando “Quantum Gate”. Tra il 2019 e il 2020 hanno dato vita alla doppia uscita della raccolta “Recurring Dreams”, la seconda edizione vide la luce in concomitanza della mostra a loro dedicata all’interno del Barbican Centre di Londra. Nel 2021 è stata la volta di un EP intitolato “Probe 6-8”, il cui primo brano era Raum.
Nel corso di quesi ultimi 12 mesi le idee di “Probe 6-8” si sono ulteriormente sviluppate, così la band ha deciso di farne un long e intitolarlo, appunto, “Raum”. Per i nostalgici l’edizione in vinile prevede il doppio disco in gatefold. Dentro ci sono ancora record di Edgar, quindi giusto menzionarlo ancora tra i componenti effettivi. Tuttavia, ormai dalla sua morte chi ha assunto la direzione musicale è Thorsten Quaeschning, impegnato al sintetizzatore e al sequencer e coadiuvato da Paul Frick. Gli archi sono curati da Hoshiko Yamane.
L’iniziale In 256 Zeichen, una lunga suite di oltre 19 minuti, ha una partenza a trazione elettronica, prima di sciogliersi in una distesa ambient caratterizzata da un’alternanza di violino, sequencer e suoni registrati con la tecnica on field. Sul finire trovano spazio anche cupe melodie, che lasciano immaginare un tramonto su una radura incontaminata, prima di un finale all’insegna della saturazione dei suoni provenienti da organo e synth.
Decisamente più notturna e inquietante You’re Always On Time, che gioca su tempi lenti e atmosfere tenebrose, con l’inserimento di suoni distorti e lontani, sovrastati dall’incedere del giro armonico, su cui si staglia il tema del pezzo. Il primo disco si chiude con Along The Canal, una lunga e inerme attesa caratterizzata da una parete di synth dove vengono proiettate sporadiche luci di musica concreta.
Il secondo disco presenta l’inattesa sorpresa di Continuum, ai limiti della disco anni ’80. La successiva Portico resta in scia, ma segue un percorso maggiormente caratterizzato dall’inquietudine del primo disco. Di matrice decisamente più minimale è la conclusiva What You Should Know About Endings. Il lavoro si chiude con la title track, una riproposizione della traccia iniziale del lavoro precedente: è così che i Tangerine chiudono il cerchio.
Il giudizio complessivo su “Raum” non può che essere positivo. Il progetto tedesco non ha la freschezza e lo smalto dei tempi migliori, sarebbe ingeneroso paragonare questo disco a “Zeit” o “Rubycon”. Tuttavia è bello sapere che, oltre la dipartita di Edgar, i Tangerine Dream sono vivi e lottano in mezzo a noi. Per altri 55 anni, lunga vita a voi!




