Pete Doherty & Frédéric Lo – The Fantasy Life Of Poetry & Crime
Recensione del disco “The Fantasy Life Of Poetry & Crime” (Strap Originals, 2022) di Pete Doherty & Frédéric Lo. A cura di Fabio Gallato.
Il copione ora vorrebbe che ci attorcigliassimo in una matassa di rimpianti su quella che poteva essere una carriera memorabile e invece no, come parlassimo di un Balotelli della musica indie e in un certo senso il paragone calza a pennello, non c’è nulla da obiettare. Tuttavia ho sempre trovato noioso e inutile disquisire ogni santa volta sui capricci e sui disastri di Pete Doherty, “uno con quel talento perché si butta via così?” e via dicendo, perché in fondo l’arte non è il calcio, grazie a Dio qui il talento è puro e riconoscibile pure se viene scialacquato, e a conti fatti Pete Doherty è Pete Doherty proprio perché è Pete Doherty. Ci siamo capiti.
Detto questo, pensavo onestamente che il nostro non avesse più nulla da dire. Forse è colpa mia, che ho smesso di seguirlo dagli ottimi lavori con i Babyshambles, trovandomi di tanto in tanto ad ascoltare distrattamente qualche mezza canzone del suo percorso solista e del suo ultimo progetto, i Puta Madres, su cui tendo a sorvolare, tutte dimostrazioni comunque significative del fatto che nonostante tutto, nonostante la vita, Pete Doherty non ha mai mollato. Ora, le cronache lo vogliono lontano dall’eroina da 3 anni, sposato, ingrassato di una dozzina e oltre di chili, ma felice. E questo “The Fantasy Life of Poetry & Crime“, realizzato in collaborazione con il produttore francese Frédéric Lo, è una perfetta testimonianza della sua seconda vita.
Al suo interno non troverete pressoché nulla di quanto prodotto in precedenza, niente del garage che infiammava la musica dei Libertines né dell’indie rock sbilenco dei Babyshambles. Pete Doherty sembra davvero un uomo nuovo e il disco è un tributo da un lato alla chanson francese, dall’altro ai grandi autori della canzone britannica, da Morrissey a Brett Anderson e fino a Neil Hannon. Ma c’è anche Yann Tiersen, il cui influsso si sente non fosse altro perché “The Fantasy Life of Poetry & Crime” è registrato per intero in Normandia, nuova residenza di Doherty.
Tutto in questo disco sembra procedere senza fretta, con una rilassatezza che non assoceremmo mai alla figura di Pete Doherty, uno che andava sempre più veloce di quanto fosse permesso. Il lavoro di Lo negli arrangiamenti, classici ma digeribili, è davvero encomiabile: chamber pop raffinato ed essenziale, a tratti barocco ma quasi mai stucchevole, che suona catchy anche quando le tematiche si fanno scure e che è attraversato da una vena romantica e malinconica su cui l’intramontabile voce sghemba e bohémien dell’ex Libertines – ispirato dalle storie partorite dalla penna di Maurice Leblanc, il creatore di Arsenio Lupin – semina frammenti di quella sua vita che sembra passata ma che, lo sa bene, non andrà mai via.
Fa molto strano immaginarsi Pete Doherty negli abiti di uno chansonnier d’altri tempi, ma allo stesso tempo fa un piacere immenso e sincero sentirlo per una volta davvero sereno.




