The Hellacopters – Eyes Of Oblivion

Recensione del disco “Eyes Of Oblivion” (Nuclear Blast, 2022) degli Hellacopters. A cura di Simone Catena.

La band svedese The Hellacopters torna a ruggire dopo tredici lunghi anni, quando ormai tutti i fan avevano perso le speranze di un loro ritorno sulle scene. Invece, come un fulmine a ciel sereno e dopo il reintegro nella band di Dregen, chitarrista solista e fondatore, si riaffaccia sul mondo discografico con l’ottavo album in studio. “Eyes Of Oblivion”, prodotto e distribuito per la prima volta dalll’etichetta tedesca Nuclear Blast, preannuncia una tendenza solida del genere hard’n’heavy, a tinte blues, per un ennesimo lavoro ad alta tensione. Il disco è un viaggio intenso e monumentale e trasmette emozioni frizzanti e furiose, ricco di un fascino unico grazie alla sua quantità di riff ruvidi uniti alla scrittura geniale dei brani interpretati dalla voce impeccabile di Nick Andersson, frontman carismatico e autentico motore del gruppo.

Con il primo singolo Reap A Hurricane, che fa da apripista all’album, il riff portante ci immerge in un percorso graffiante con un timbro orecchiabile e una linea vocale che ci attira dentro un enorme ritornello contagioso. Nel solo di chitarra poi si sente tutta la vena artistica e martellante della band, che riprende in modo eccellente la storia interrotta tanti anni fa. Segue subito la breve e intensa Can It Wait, per togliere la ruggine dalle ossa, che con il suo fascino incantevole si agita dentro una bolla magnetica. So Sorry I Could Die invece è una canzone spavalda che viaggia su un deserto cosmico fatto di blues e malinconia, dando un tocco di classe suggestivo e attraente. Sulle note spedite della title track veniamo travolti da un vortice corposo, che ricorda sonorità anni ’80, con una melodia godibile e personale.

La spettrale A Plow And A Doctor avvolge il gioco mistico dell’organo e le percussioni dinamiche, per una traccia danzante dall’impatto sensazionale, mentre Positively Not Knowing è una cavalcata sfrenata, con una spinta finale nel solo di chitarra che crea una vibrazione nel sottosuolo, per un brano spudorato e fenomenale. Il cammino procede a ritmi ballabili sulla corale Tin Fol Soldier e un battito di mani, che fa da inno intramontabile a una nuova era di spessore. Verso la fine Beguiled ha quella voglia estrema di sorprendere ancora una volta, con la tipica adrenalina del rock’n’roll più puro. The Pressure’s On invece si mescola ad una ritmica incendiaria e a un tiro naturale, a tratti spensierato, per uno dei brani più riusciti. Try Me Tonight, infine, completa questo disco nel modo giusto, con una scarica elettrica di distorsioni vintage e un ritornello che va all’infinito, fino al delirio più totale.

Eyes Of Oblivion” è la celebrazione di un gruppo che sa esattamente come colpire nel profondo e, nonostante il periodo storico incerto che stiamo vivendo, riesce a trasmettere quel senso di libertà perduto nel tempo.

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