In Flames – Foregone
Recensione del disco “Foregone” (Nuclear Blast, 2023) degli In Flames. A cura di Haron Dini.
Cos’è il tempo? Come possiamo sfruttarlo? Come possiamo migliorarlo? E cosa ne sarà del tempo quando non ci saremo? Queste sono tutte le domande che Anders Fridén e i suoi In Flames si sono posti negli ultimi tre anni per dare forma al loro quattordicesimo album “Foregone“. In primis, però, il disco serviva per fermare le critiche dalle quali erano sommersi da tempo, e soprattutto esorcizzare l’addio dell’ex chitarrista Jesper Strömblad.
Il precedente “I, The Mask” fu oggetto di discussioni e dal sottoscritto è considerato uno dei capitoli meno memorabili del gruppo, a parte qualche eccezione come I Am Above e (This Is Our) House, ma da “Siren Charms” e “Battles” potevamo lasciare tranquillamente gli In Flames al loro blando decorso naturale. Invece no, “il tempo”, questo fil rouge importantissimo, in “Foregone” sembra riaggiustarsi e trovare un compromesso con gli In Flames moderni e quelli del passato:
Abbiamo imparato un sacco durante le registrazioni dei precenti lavori, e credo che questo abbia influito sul mood del disco. Abbiamo lavorato con diversi produttori con approcci molto diversi, ma tutti molto ‘protettivi’ nei confronti del sound In Flames, Ai tempi di “Battles”, siamo arrivati con già parecchie idee sviluppate e definite, ma quello che abbiamo imparato è lasciare che le idee venissero fuori durante le registrazioni, e siamo molto contenti di come sono andate le cose in studio.
“Foregone” investiga sull’impermanenza e su come scendere a patti con questa consapevolezza e The Beginning Of All Things crea il climax perfetto per poi scatenare il tutto nella traccia successiva State Of Slow Decay, il brano più pesante del disco. Il seguito dell’album con brani come Bleeding out e Foregone 1 e 2 crea una scaletta di brani variegati, alcuni mid – tempo, altri un po’ più accattivanti nelle parti più moderne. Anders afferma: “Queste canzoni sono sicuramente un’indicazione di ciò che ascolterai, ma allo stesso tempo, se ormai conosci In Flames, c’è dinamica all’interno della musica. Abbiamo tracce lente ma abbiamo tracce ancora più pesanti“
Il passato di “The Jester Race“, “Colony” ma soprattutto “Clayman” viene preso di petto, senza però che questi diventino un mero fan service, quanto piuttosto un’amalgama delle ultime tre decadi, mescolando il tutto in qualcosa di familiare ma allo stesso tempo fresco. La band afferma: “L’unico modo per restare freschi è suonare quello che ti piace, perchè se provi a fare compiacere qualcuno finisci o col farlo male o con l’annoiarti, perchè non è che quello che vuoi fare davvero. Con questo approccio è naturale essere sempre in evoluzione“.
Dunque, sulla carta com’è “Foregone“? Non è il classico compitino fatto e finito, della serie “anche questa volta è fatta”, ma c’è più valore aggiunto, un riesplorare il passato ma rimanendo ancora saldi in quello che si è. Un disco spartiacque, intelligente, che punta l’occhio ai giovani ma al tempo stesso tiene forte e vivo il legame creato nel “tempo” anche con i vecchi ascoltatori.




