Andrea Belfi – Eternally Frozen

Recensione del disco “Eternally Frozen” (Bow/Maple Death Records, 2023) di Andrea Belfi. A cura di Fabio-Marco Ferragatta.

Leggenda vuole che nel 1872 l’antropologo Bernard Maston, di ritorno da un viaggio esplorativo nella zona caraibica abitata dal popolo Dopo, riportasse racconti di un essere mitologico chiamato dai locali Deprong Mori o, nella sua affascinante definizione anglofona, “Piercing Devil”. Il “diavolo perforante” altro non era che un pipistrello che pareva essere in grado di attraversare la materia solida, fosse essa organica oppure no. Addirittura si diceva che uno di questi esseri assolutamente spaventosi avesse trapassato il braccio di un ragazzino senza lasciare danni (a parte un intorpidimento dell’arto durato tre giorni) ma che, au contraire, gli avesse donato il potere di guarire piccole ferite, verruche et similia. Come nei migliori racconti, Maston morirà due anni più tardi, portandosi nella tomba prove e racconti di questa bestia del mito, di fatto donandola all’immortalità dello sconosciuto.

La leggenda continua con il ricercatore della Rockefeller University Donald R. Griffith, esperto in pipistrelli e quindi affascinato dalla storia del Piercing Devil, al punto da chiedere fondi e mezzi all’università per recarsi nell’esatto luogo in cui decenni prima Maston era venuto a conoscenza della presunta esistenza di questo particolare animale. La scienza non poteva restare passi indietro rispetto alla fantasia. Compresa la natura di questo pipistrello bianco (già studiato in precedenza e classificato Myostis Lucifugus) Griffith e il suo team installarono nella foresta pluviale della regione un complesso sistema per captare e catturare l’animale, cosa che dopo un lungo periodo avvenne, “congelandolo per l’eternità” all’interno di uno dei muri piazzati nel perimetro pentagonale della “trappola”. 

In un’epoca di fake news il gusto della mitologia è andato alla deriva, perdendosi negli oscuri meandri della stupidità umana. Ci vuole uno sforzo d’immaginazione per far sì che il mito in quanto tale persista oppure divenga ispirazione per un’opera. Certo, con questa storia si potrebbero imbastire non so quanti album black Metal (se chiudo gli occhi li vedo pure, oltre che sentirli) e invece a metterci mano e mente ci ha pensato Andrea Belfi che ben conoscerete, se bazzicate da queste parti: i suoi album solisti ma, soprattutto, il progetto Il Sogno del Marinaio condiviso con Stefano Pilia (altra nostra frequentazione bene o male fissa) e Mike “Minutemen” Watt (conversando con quest’ultimo siamo venuti a conoscenza del loro imminente ritorno). Belfi eccelle come batterista ma anche e soprattutto come compositore, mente fina per realtà superne, così il suo nuovo lavoro aggiunge un ulteriore tassello al proprio excursus musicale.

Lo si vede in un video trailer in bianco e nero mentre assieme alla sezione d’ottoni Zinc And Copper (Robin Hayward alla tuba, Elena Kakaliagou al corno francese, Hillary Jeffery e Henrik Munkeby Nørstebø entrambi al trombone) tessere le trame di quello che diventerà “Eternally Frozen”, studiarne i contorni e le ambizioni. Pare un uomo di altra epoca e così l’opera finale, in bilico tra tempi lontani, basata sul canone e quindi su ripetizioni melodiche a renderla “immota”. Ottoni e batteria lavorano all’intreccio, lo snodo in cui il pipistrello resta inchioda per sempre, sembrano loop eterni, groove che si fanno perno delle linee di fiati (Setteottavi). In taluni casi (Golden) la ritmica serpeggia mentre il resto degli strumenti aleggia, l’elettronica è parte integrante e si palesa in vampate leggere, altrove, invece, è sentore motorik (Pulsing, Exotica) incessante, non ostinato ma intenzionalmente ripetuto.

Le arie sono leggiadria e contrasti impastate in una sognante amalgama dal sapore antico eppure rivolto al tempo immemore, raffigurazione perfetta di un demone imprigionato per sempre in una forma solida che nessuno vedrà mai.

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