Spy – Satisfaction

Recensione del disco “Satisfaction” (Triple B Records, 2023) degli Spy. A cura di Andrea Vecchio.

Li avevamo salutati lo scorso anno con uno split molto old school con i Maniac e non hanno tardato molto a ritornare sulle scene con del nuovo materiale. Gli Spy, dalla storica Bay Area californiana, assieme a Gel e Scowl, sono diventati sicuramente una delle band di underground estremo più importanti ed innovative sul suolo americano degli ultimi cinque anni, e con questo “Satisfaction” sono tornati a ribadire il concetto. 

Il disco, però, non è molto divertente. Inutile ignorare l’elefante nella stanza.  Abbandonando quasi del tutto i giri a vuoto, le strillonate e gli “augh!” powerviolence di inizio carriera, gli Spy compattano molto, tra loro, parole, mosh e disordine, ma l’amalgama non sempre risulta digesto. In brani come Pay No Mind e Carceral Attitude, per esempio, sembra quasi che vogliano ad ogni costo raggiungere gli standard sonori del momento senza però badare molto al proprio background. Anche l’iniziale No Redeeming Value e la crusteggiante Not For ;e potrebbero, in un certo senso, “applicarsi di più”, spingendo maggiormente sui tratti speed rock’n’roll e à la Annihilation Time ai quali ci avevano abituati gli Spy degli altri dischi. È come se non avessero voluto osare, è come se questo “Satisfaction” arrivi dopo un’abbuffata di concerti, dischi e notorietà che forse i nostri kids non si aspettavano e che li abbia, naturalmente, appagati. Ci sta, comunque.

Questo loro nuovo lavoro è nel complesso molto croccante, suonato alla perfezione (Wrong Place Wrong Time e Koniec sono commoventi in quanto ad arroganza e spinta ) e soprattutto del tutto avulso rispetto all’ondata di metal e emocore che ha travolto le scene nell’ultimo anno anche in casa Triple B, la tamarrissima etichetta bostoniana che lo pubblica. Parliamo di Sunami e Mindforce, parliamo di Anxious e Fiddlehead: gli Spy, se vogliamo, hanno un background più marcio e spigoloso, di classica matrice To Live A Lie, e quest’aspetto sarà un tratto predominante in tutta la loro carriera.

Insomma, io credo che quest’uscita possa, per i cinque californiani, rappresentare un punto di svolta ben definito. Da una parte spero tornino al 100% quelli di “Habitual Offender”, ma dall’altra, augurando loro tutto il successo possibile, spero continuino a suonare senza tenere in considerazioni recensioni come questa. Perché se lo meritano.

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