Mindwar – Still At War
Recensione del disco “Still At War” (Triple B Records, 2023) dei Mindwar. A cura di Antonio Margiotta.
Una piccola parentesi personale prima di addentrarsi nel resto di questa recensione: quando per la prima volta qualche mese fa mi sono imbattuto nei Mindwar – e più precisamente nel loro EP del 2018 “Hollow” – ero certo di trovarmi di fronte a una band hardcore statunitense a tutti gli effetti.
La perfetta resa di sonorità debitrici dell’hc newyorkese, i riffing di chitarra affilati come rasoi e gli assoli di matrice thrash mi avevano indotto a pensare che il quintetto avesse la sua base negli US, ma mi sbagliavo totalmente: i Mindwar arrivano infatti direttamente dal Belgio e questo full length di esordio sulla lunga distanza è tra le migliori uscite del panorama hc europeo degli ultimi tempi. A darlo alle stampe è però l’americanissima Triple B, ormai a tutti gli effetti tra le etichette più rilevanti nel panorama hardcore punk globale. La label americana si distingue ancora una volta per la capacità di selezionare alcune delle migliori band in circolazione, complici dell’autentica rinascita che il genere sta vivendo (Life’s Question, Mindforce, Never Ending Game solo per citarne alcune).
Questa volta la capacità di vederci lungo si è spinta oltreoceano e le dieci tracce di questo “Still At War” sono una lieta conferma dell’ottimo stato di salute di cui la scena gode anche nel vecchio continente. Direttamente da Lokeren, Belgio, i Mindwar sanno come sfoderare un portentoso attacco sonoro che fonde Backtrack, beatdown hc e sonorità crossover in un’unica midiciale miscela. Il quadro è chiaro a partire dall’intro The Declaration, con un breakdown tra i migliori che potrete sentire in un recente disco hardcore, ma anche il resto della proposta non scontenterà gli amanti del genere. Di certo non ci si trova di fronte a nulla di nuovo, ma quello che conta in questo caso è disporre di un arsenale da sfoderare dal vivo: dopotutto, la casa naturale dell’hardcore resta il palco, e brani come il singolo Collective Compulsion o Empty Values rappresentano candidati perfetti per scatenare mosh pit infuocati e stage diving a non finire.
In definitiva, un’altra ottima aggiunta alla scuderia Triple B, ma soprattutto l’ennesima prova che l’hardcore punk è ancora vivo e vegeto, e continuare a fare quello che gli riesce meglio: incanalare la rabbia e il senso di disorientamento del proprio tempo in qualcosa di positivo. Sonorità distruttive, ma che in realtà continuano a costruire legami all’interno di una comunità musicale attiva e destinata a durare nel tempo.




