Bluem – nou

Recensione del disco “nou” (Believe, 2023) di Bluem. A cura di Nicola Stufano.

Ogni tanto nella penisola italiana si affacciano arrivando dal nulla talenti di grande potenziale internazionale: qualche volta sfondano e fanno breccia anche nel grande pubblico, spesso e volentieri no. Ecco, Bluem di sicuro sfugge a questa definizione, perché con la penisola c’entra poco, quasi nulla. Chiara Floris è orgogliosamente originaria della Sardegna, ma a parte una breve parentesi bolognese si è stabilizzata ed è cresciuta musicalmente a Londra. Formazione musicale familiare, grande curiosità e ricerca di stimoli all’estero, ottimi indizi che si sono concretizzati nel 2021 con “Notte”, un bell’esordio tra il pop e il folk di sette pezzi, uno per ogni giorno della settimana. 

Con l’uscita di “nou”, Bluem segna un ulteriore passo in avanti nel consolidamento di un suo sound e di una sua credibilità. Sono molte le cose che colpiscono già ai primi ascolti: l’approccio lo-fi, asciutto sia nei suoni che nelle dimensioni (i 10 pezzi non arrivano a coprire i 25 minuti); il contrasto tra la linea melodica della voce e l’assenza pressoché totale di supporto in tal senso nella base elettronica per lo più atonale e algida; la versatilità ritmica (favorita anche dall’avvicendarsi di più produttori), che passa da elettronica 2-step a puro e semplice reggaeton; la vocazione pop dei testi serenamente promiscui tra inglese e italiano, senza vergognarsi di usare l’autotune.

Ne esce fuori un quadro sghembo, ma interessante, dove se lo zenit può essere Burial, Pop X si siede comodamente sul nadir, tracciando un ascissa che va dalla musica tradizionale (che emerge prepotente in Adele) al pop più commerciale di Rosalia, quando si lancia in pezzi più easy come Moonlighit; la sua versatilità, pur mantenendo uno stile riconoscibile, le permette di suonare convincente anche quando suona una chitarra scordata come in Gold. Poco, pochissimo da condividere invece con un altro fenomeno conterraneo come Iosonouncane, se non il nascere con animale da campionamento, con differenze spinte già a questo livello nelle scelte di loop e sample.

Il momento migliore? AM, un pezzo onesto di orgoglio e identità femminile. “Nella mia testa c’è già un addio/ Nella mia testa ci sono io è un calcio in faccia alla vocazione romantica delle voci femminili italiane (e non). Non c’è nessuna irriverenza, solo convinzione della propria autonomia.
Di Bluem, si spera, ci sarà ancora molto da dire con altre collaborazioni e dischi più articolati in futuro. Quel potenziale di cui si parlava all’inizio della recensione in “nou viene messo in bella evidenza, ma l’impressione, forse distorta dal senso di incompletezza dato dai brani, è che l’artista sia ancora in costruzione.

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