Lucinda Williams – Stories from a Rock n Roll Heart

Recensione del disco “Stories from a Rock n Roll Heart” (Highway 20 Records, 2023) di Lucinda Williams. A cura di Maria Balsamo.

Come un gomitolo che è riavvolto sui suoi filamenti per stringere insieme le lunghezze della materia che lo contiene, così le linee della vita discografica di Lucinda Williams si riavvolgono per sentirsi più unite. 

A tre anni di distanza da “Good Souls Better Angels“, Lucinda Williams ripercorre la strada di casa, quella che porta alla rassicurante meta country. “Stories from a Rock n Roll Heart”, co-prodotto da suo marito Tom Overby (con l’aiuto dell’ingegnere del suono Ray Kennedy) e prodotto dalla label HighWay 20 Records, è un album cozy modellato su melodie folk rock dalle sfumature blues. 

In “attività musicale” dal 1978, oggi Lucinda sente forte il bisogno di creare per lei un cantuccio confortevole, dove accomodarsi e ascoltare in silenzio i riverberi di una vita musicale sempre attiva. La Williams recentementesi è ripresa da due eventi decisamente traumatici: un ictus che l’ha colpita un paio di anni fa e la distruzione totale della sua casa nel Nashville a causa di un tornado. Sfiancata, ha ben pensato di affidare tutta la risoluzione sonora di questo “album della memoria” alla sua fidata band, progettandone e dirigendone le linee guida. Parliamo del chitarrista Stuart Mathis, il tastierista Reese Wynans, il bassista Steve Mackey, il chitarrista Doug Pettibone e il batterista Steve Ferrone.

Abituata sin da piccola ad isolarsi dal caos circostante, riversa adesso il genio artistico nella scrittura dei testi per il suo sedicesimo album in studio. “Stories from a Rock n Roll Heart” contiene anche alcuni dei migliori lavori della sua carriera. Sebbene la Williams non possa più suonare l’amata chitarra (compagna costante dall’età di dodici anni) la sua voce simboleggia tuttora il mito del rock americano.  

L’agrodolce Last Call for the Truth chiede un ultimo assaggio alla giovinezza perduta. Da quei giorni trascorsi parte il percorso a ritroso per riscoprire la strada di casa. Where the Song Will Find Me è una ballad incentrata sul tema della solitudine. La voce graffiante si fa evocativa col canto, Lucinda affida la malinconia al vento del cambiamento. Mentre si regge in piedi da sola, su un palco al buio, illuminata da un faro di luce candida. La sequenza più introspettiva dell’album è una preghiera di ricongiungimento con il proprio istinto salvifico. 

L’evocativa New York Comeback include due cantanti ospiti: Bruce Springsteen e Patti Scialfa. Fan di Lucinda Williams, Springsteen si unì a lei sul palco in un live a Londra qualche anno fa. Mentre i cori celebrano la bellezza della città di New York, il trionfo di chitarre e batteria suggella l’unione di un duo che sembra fatto apposta per cantare assieme.  

Stolen Moments chiude l’album con un tributo a Tom Petty. “Tom era una persona con i piedi per terra, dolce e amorevole, e mi manca la sua musica, ma mi manca di più lui. Ho scritto questa canzone nel 2017 dopo la sua morte”. Una traccia brillante, semplice nel suo essere un tributo sincero. Perfetta per essere destinata all’inserimento in un jukeboxe mitologico del rock americano. 

L’attitudine musicale di Lucinda Williams si rifugia nel cuore di una donna matura, profondamente legata alla terra e alle persone che la circondano. Il giorno del suo recente compleanno, a gennaio, si è esibita in uno spettacolo a Belfast, in Irlanda. “Ero così felice di essere lì quando ho compiuto 70 anni”, racconta.“Tutto il pubblico ha cantato ‘Happy Birthday’ mentre Travis Stephens (il suo manager) la omaggiava con una torta di compleanno. “L’abbiamo portata sull’autobus e tutti ne hanno mangiato una fetta. In seguito, mi sono sentita così ispirata che ho iniziato a scrivere una canzone sull’Irlanda del Nord”.

Figlia del professore di Letteratura Miller Williams, (nonché poeta e pianista amatoriale), fu affidata alla madre dopo il burrascoso divorzio dei suoi genitori. Lucinda Williams ha iniziato a scrivere canzoni all’età di sei anni, mentre a dodici già suonava la chitarra. A diciassette il debutto sul palcoscenico a Città del Messico, come parte di un duo insieme all’amico suonatore di banjo Clark Jones

Sembra essere trascorso un tempo storico non quantificabile da quando esordì nel 1979 con l’album “Ramblin’ on my Mind” composto principalmente da cover di brani tradizionali di country e blues. Eppure Lucinda, nonostante lo sguardo profondamente segnato dal tempo e un fisico condizionato dagli eventi, trae ancora ispirazione dal quel fresco innamoramento per il rock and roll. Dalle sue profondità, infatti, è ancora abile ad estrarre brani in cui le parole sembrano voler sfidare (in un’immaginaria gara di protagonismo) il solido potenziale comunicativo del rock. 

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