Lucinda Williams – World’s Gone Wrong

Recensione del disco “World’s Gone Wrong” (Thirty Tigers/Highway 20 Records, 2026) di Lucinda Williams. A cura di Maria Macchia.

Il mondo va male, e Lucinda Williams ne è consapevole. Ucraina, Medio Oriente, America Latina, Africa sono teatro di scontri e conflitti e l’imperialismo trumpiano non risparmia ingerenze in molti di essi; negli stessi Stati Uniti, poi, episodi drammatici e situazioni critiche – violenza, intolleranza, razzismo, indigenza – sono all’ordine del giorno. Richiamandosi idealmente alla tradizione della canzone di protesta, la songwriter di Nashville ha così avvertito il bisogno di non stare in silenzio di fronte alle ingiustizie che affliggono la società, ritraendo nelle sue nuove canzoni la realtà contemporanea in modo impietoso e coraggioso. È vero che i brani che compongono il suo ultimo album sono stati scritti quasi un anno fa, nella primavera del 2025, ma negli ultimi mesi il panorama americano e quello mondiale non sono migliorati, tutt’altro. E quindi il titolo del disco, “World’s Gone Wrong”, appare quanto mai appropriato per questo momento storico.

“World’s Gone Wrong” è stato co-prodotto da Tom Overby, marito di Lucinda, e dal suo collaboratore di lunga data Ray Kennedy, che ha contribuito a plasmare il sound ruvido dei suoi ultimi lavori. Supportato da un ensemble che vede Brady Blade alla batteria, David Sutton al basso e Doug Pettibone e Marc Ford alle chitarre, l’approccio produttivo dell’album ne sottolinea l’urgenza espressiva, in coerenza con il messaggio contenuto nei brani.

La cantautrice appare in gran forma, nonostante l’ictus che l’ha colpita nel 2020 e che per lungo tempo le ha impedito di camminare, risparmiandole fortunatamente le doti vocali; anche se non ha riacquistato completamente la mobilità e non può suonare la chitarra, da tempo Lucinda ha infatti ripreso ad esibirsi dal vivo e negli ultimi tre anni è riuscita a realizzare altri due full-length (il precedente album di inediti “Stories From a Rock’n’Roll Heart” è uscito nel 2023, seguito a breve distanza dal tributo ai Fab Four “Lucinda Williams Sings The Beatles From Abbey Road”).
Resistenza e resilienza sono le due parole chiave di “World’s Gone Wrong”: di fronte alle contrarietà, agli ostacoli, alle difficoltà individuali e universali è importante resistere e schierarsi apertamente, ma anche vivere i momenti più difficili come opportunità di crescita per cogliere fino in fondo il senso più autentico dell’esistenza.

Lucinda Williams stessa è un esempio di resilienza: cresciuta in una famiglia di intellettuali ed attivisti politici, nel corso della sua vita ha dovuto affrontare la malattia mentale della madre, la separazione dei genitori, frequenti trasferimenti e vari problemi di salute; ora, a 72 anni, dopo aver combattuto una serie di battaglie personali ed acquisito uno status di primo piano nel cantautorato americano, si appresta a fronteggiare una sfida ancora più grande, quella contro un mondo che sta andando “dalla parte sbagliata”.

La title track racconta la storia di una coppia della working class: lui è un venditore di auto, lei un’infermiera. La situazione intorno a loro si fa sempre più critica, i soldi sono pochi, la povertà miete vittime; tutto ciò che i due possono fare è tenersi stretti e ballare a piedi nudi sulle note di Miles Davis. Nel ritornello, la graffiante voce di Lucinda è affiancata da quella della promessa afroamericana del country Brittney Spencer. Quest’ultima è presente anche in Something’s Gotta Give, in un brano dall’atmosfera cupa in cui “troppa pioggia, troppi sforzi, troppo dolore” affliggono l’io lirico. Gli intrecci chitarristici contribuiscono a dare energia al tono di denuncia del pezzo. Il registro emotivo si diversifica in Low Life, una ballata in cui si allude ad una fuga, per quanto temporanea, dalla cruda realtà tramite la musica di un juke-bok e qualche drink. A seguire, How Much Did You Get for Your Soul è una riflessione su una discesa agli inferi (“Now your blood is running cold / And you’re on the road to hell) dal groove trascinante.

Una delle vette dell’album è certamente So Much Trouble in the World, di Bob Marley, un duetto con la grandissima Mavis Staples. Il brano, nell’interpretazione delle due artiste, diviene una sorta di dialogo tra due generazioni, tra donne vissute in epoche diverse ma unite dalla stessa lotta irrisolta. Gli echi del movimento per i diritti civili, rappresentato da Staples, si confrontano con la lucida consapevolezza di Williams in una riflessione sul passato e sul presente. Il fulcro morale dell’album è forse Black Tears, un blues che collega l’attualità alle drammatiche vicende dell’ultimo secolo di storia americana: sogni rimandati, chiese in fiamme, sangue nel fiume. La canzone rifiuta facili soluzioni, evocando immagini di dolore e resistenza e lanciando all’ascoltatore un interrogativo: quanto ha imparato l’essere umano dai propri errori? Freedom Speaks è poi un inno alla libertà che rivolge contro l’oppressione e la rassegnazione, mettendoci in guardia dai pericoli di un atteggiamento passivo di fronte alle ingiustizie (“don’t take me for granted, stand up and fight”).

L’album si chiude con la toccante We’ve Come Too Far to Turn Around, con Norah Jones al pianoforte e alle armonie vocali. La traccia narra di sconfitte, di redenzione e di quanto sia importante mantenere intatte le proprie più intime convinzioni. 

“World’s Gone Wrong”, con le sue liriche ispirate e intransigenti, le sonorità decise ed il suo intento di denunciare le storture della contemporaneità si qualifica come uno dei migliori lavori di Lucinda Williams, una delle voci più potenti e creative del panorama cantautorale statunitense.

Post Simili