Mizmor – Prosaic
Recensione del disco “Prosaic” (Profound Lore, 2023) di Mizmor. A cura di Lucio Leonardi.
L’estate su di me ha un effetto strano, mi provoca un irrefrenabile desiderio di ascoltare roba sempre più pesante, cupa, fredda, depressiva, come a voler combattere la calura con botte di refrigeranti auditivi.
Quindi, dopo quei gran burloni allegrotti e spensierati dei Bell Witch ed il loro monumentale nuovo album, si passa, sempre su Profound Lore, a questo nuovo parto dell’americano Liam Neighbors aka A.L.N. aka Mizmor, terzo lavoro, ma con diversi ep e collaborazioni alle spalle, ultimo il bellissimo “Myopia” dell’anno scorso, scritto insieme a quegli altri tipi da spiaggia dei Thou.
Con “Prosaic” il nostro dà alle stampe il suo album, forse, più fruibile e comunicativo, (cosa voluta a quanto pare, leggendo le note del comunicato stampa), ma non per questo più semplice da penetrare e sviscerare. Viene raggiunta la maturità massima nell’accostamento e fusione delle varie anime che compongono il progetto da sempre: black e doom, folk sotterraneo e lievi parti drone si fondono fino a completarsi a vicenda, in un caleidoscopio tanto compatto quanto intrigante e sfaccettato, seppur strutturalmente più diretto e con meno sovrastrutture rispetto al passato. Ed è forse questo, insieme alla sua durata relativamente ridotta (4 tracce per 46 min), alle melodie meno impenetrabili, e una registrazione precisa e ben calibrata ma sporca al punto giusto (cosa di cui si è occupato lo stesso Liam), che lo innalza a miglior lavoro del nostro fino ad adesso.
“Prosaic” è un album duro e oscuro, dove velocità ed estrema lentezza si fondono così bene da rendere il tutto tanto asfissiante quanto rigenerante e quasi liberatorio.




