Misotheist – Vessels by Which the Devil is Made Flesh

Recensione dell’EP “Vessels by Which the Devil is Made Flesh” (Terratur Possessions, 2024) dei Misotheist. A cura di Lucio Leonardi.

Con il precedente “For the Glory of Your Redeemer” il progetto del norvegese Brage Kråbøl, già attivo con gli Enevelde, aveva dato sfoggio di una capacità non comune di traslare certo black metal ortodosso, dissonante e più o meno classico in un ottica del tutto personale.

Con questo terzo capitolo, il musicista di Trondheim effettua un balzo in avanti non indifferente: sempre 3 tracce, sempre due lunga, una, in mezzo, più breve e violenta; grazie ad una produzione più a fuoco ed avvolgente Misotheist riesce a far brillare riff dal taglio classico ma emozionanti e a tratti realmente schiaccianti, come nell’iniziale Stigma e nell’unico intermezzo in voce pulita dell’intero platter, nella seconda e title-track (ad opera dell’ospite illustre IX, ovvero Willem Niemarkt degli ormai defunti Urfaust), dove a sorreggere il tutto è un andamento tanto violento quanto implacabile, bellissimo, maestoso.

Menzione a parte per i 19 minuti dell’ultima Whitewashed Tombs, dove tutto il meglio di quest’album si palesa tramite un saliscendi emotivo avvincente, tra rallentamenti atmosferici, potenti blast beat cupi come un male in tempesta e un finale in repeat che sale al cielo, senza raggiungerlo, per poi schiantarsi nuovamente al suolo.

38 minuti di puro godimento auditivo, di pura catarsi sonica, dove tutto ciò che cerco nel metallo nero lo ritrovo nella sua forma più splendente, confermando quanto questo progetto stia diventando davvero enorme e quanto un’etichetta come la Terratur Possession (una delle migliori ormai, insieme a Norma Evangelium Diaboli, Van, di cui è una costola, Eisenwald e poche altre) ci veda sempre più lungo nello scovare qualità elevatissima.

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