Locrian – End Terrain

Recensione del disco “End Terrian” (Profound Lore, 2024) dei Locrian. A cura di Lucio Leonardi.

Conobbi i Locrian in piena fissa per certe sonorità drone metal e sludge, lo stesso periodo in cui scoprii gente malaticcia come Khanate, Unearthly Trance, Sunn O))). Amai alla follia la triade “Drenched Lands”, “Territories” e soprattutto il meraviglioso “The Crystal Worlds”, il loro modo così particolare e unico di unire drone doom, black metal e sludge marcio. Dopodiché i nostri decisero (e non gliene faccio assolutamente una colpa, anzi, ben venga) di evolversi, di cambiare, di contaminarsi ancora di più, sondando lidi elettronici, ambient, post-rock, d’avanguardia, riuscendo parzialmente nell’impresa in alcuni episodi, fallendo in altri (il penultimo, ambient, “New Catastrophism” ad esempio), non raggiungendo più quelle vette iniziali, purtroppo.

Quindi arriviamo ad oggi, ed al nuovo album, da me tanto atteso, “End Terrain”, e anche se non mi abbia convinto del tutto, si torna ad intraprendere una via secondo me più giusta per il loro futuro: tutti gli elementi che hanno contraddistinto il loro sound negli anni li ritroviamo qui, mescolati, accavallati, alternati, confusi, a creare un bel viaggio che parte da una base prettamente post rock, per attraversare lidi ambient, elettronici, black metal (forse più come atmosfera e nell’uso della voce, che effettivamente come genere vero e proprio), sonorità eighties, quasi dark wave, persino una punta di kraut, e una strisciante e silenziosa dose di malessere che piace tanto.

Dicevo che non mi ha convinto del tutto: beh, sì, semplicemente per il fatto che a volte l’attenzione si perde, confusa da troppa roba, ma che comunque non inficia la bontà di un lavoro fatto con il cuore, che sa essere emozionante, ammaliante, intrigante e che apre nuove speranze per un gruppo che temevo di perdere.

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