Iosonouncane – Qui noi cadiamo verso il fondo gelido – Concerti 2021-22

Recensione del disco “Qui noi cadiamo verso il fondo gelido – Concerti 2021-22” (Numero Uno/Tanca Records, 2023) di iosonouncane. A cura di Alessandro Logi.

Che iosonouncane (nome d’arte di Jacopo Incani) fosse uno dei musicisti più atipici della scena musicale italiana lo si era già capito con la pubblicazione di “IRA” (2021), un album sperimentale, cantato in una pseudolingua che fonde inglese, francese, spagnolo e arabo e dominato da un’elettronica tenebrosa e selvaggia. Ma “Qui noi cadiamo verso il fondo gelido – Concerti 2021–22 è la conferma che spazza via ogni possibile dubbio a riguardo. 

Il titolo dell’album è la traduzione italiana di un verso della canzone ojos (Ici nous tombons/Ila glacial fond), presente in “IRA”. Le tracce sono state registrate, per l’appunto, nei tre tour a supporto di “IRA”: 1) nel tour dell’estate 2021, in cui Incani è stato accompagnato da Bruno Germano e Amedeo Perri ai synth; 2) nel tour dell’estate 2022, col supporto di una band di sei elementi (Amedeo Perri, Francesco Bolognini, Simona Norato, Serena Locci, Simone Cavina, Mariagiulia Degli Amori); 3) nel tour europeo dell’autunno 2022, con la partecipazione di Amedeo Perri all’elettronica e di Simone Cavina alle percussioni.

Tuttavia, per quanto sia esplicito il richiamo al terzo full-length di iosonouncane, Qui noi cadiamo verso il fondo gelido è un album live decisamente atipico. Non si tratta, infatti, di una raccolta di esibizioni live di canzoni registrate in studio – o, perlomeno, non solo esclusivamente. Delle diciotto tracce del disco, solo cinque provengono da “IRA” (ashes, ojos, prison, niran, hajar), alle quali si sommano due brani da “DIE” (Buio, Tanca). 

Le rimanenti undici canzoni, infatti, sono veri e propri inediti proposti ad una platea che non li aveva mai ascoltati prima – se non ad altri concerti del musicista sardo. Si tratta di brani composti da Incani e collaboratori dopo l’uscita di “IRA”, dei quali non esistono registrazioni in studio disponibili al pubblico, alcuni addirittura improvvisati sul palco:

Essendo però passato del tempo e volendo andare oltre il discorso di Ira è tornata in ballo l’improvvisazione, data dopo data abbiamo creato un flusso sonoro, una sorta di magma dal quale emergevano nuovi spunti insieme a brani del passato. […]. C’era un sacco di materiale inedito, non è stato facile selezionarlo, quello che è finito sul disco è una minima parte, avrei potuto pubblicare un triplo album solo con quel materiale.

Da un’intervista a Rolling Stone

Questi brani ricalcano fedelmente lo stile del precedente album e si pongono in totale continuità con esso, mostrando come l’energia creativa che aveva dato vita a “IRA” era tutto tranne che esaurita con la sua pubblicazione. 

Del resto, già lo scorso giugno l’artista sardo aveva pubblicato con Paolo Angeli “Jalitah”, registrato nel 2018, in cui, in maniera analoga, i due musicisti proponevano, oltre a brani dei rispettivi repertori, delle composizioni inedite.

Ciò che iosonouncane propone con “Qui noi cadiamo verso il fondo gelido” non è una mera riproposizione live di brani passati. Per quello è meglio andare al concerto di persona (e, avendolo fatto, posso garantire che in questo caso ne è valsa proprio la pena). Sono le tracce mai registrate in studio quelle che vengono sottratte all’oblio con questo live, quei brani che al concerto ti fanno esclamare: “ma questa è nuova!”.

Proprio per questo, l’ultimo live di iosonouncane è fortemente consigliato a chi, di solito, i live non li considera molto, rifiutandosi di spendere per semplici riproposizioni dal vivo di musica già sentita.

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