Che rumore fa la guerra? Che suono ha la distruzione? IOSONOUNCANE cerca di raccontarcelo in “Lirica Ucraina”, colonna sonora dell’omonimo documentario di Francesca Mannocchi. Il disco è la seconda uscita, dopo “Berlinguer – La grande ambizione” e settimo volume della collana “Il suono attraversato”, progetto dedicato alle musiche composte dall’artista sardo negli ultimi anni per cinema, teatro e sonorizzazioni.
Francesca Mannocchi, tra le più autorevoli corrispondenti di guerra europee, prosegue il suo percorso nei territori martoriati dai conflitti giungendo in Ucraina, nelle strade di Bucha, teatro di uno dei massacri più cruenti dell’invasione russa. “La guerra è il racconto di chi sopravvive”, è nelle loro voci e non nei corpi senza vita tra le macerie, tra chi resiste e chi porta addosso il peso della distruzione e la fatica del perdono. Da qui parte la collaborazione con Iacopo Incani, in arte IOSONOUNCANE, il quale ha dichiarato:
Ho lavorato su lunghe sequenze di immagini, raggruppate per tema o per resa cromatica e luminosa. La ricerca è partita da un timbro sintetico ben preciso. Nel documentario ci sono nove momenti musicali, alcuni molto lunghi. Nessun tema ricorrente, ma un ritorno insistente di timbri frastagliati e frammenti vocali percussivi. La mia voce compare in due brani, trasfigurata e lacerata, come se attraversasse rovine di metallo e palazzi sventrati per giungere a chi ascolta.
“Lirica Ucraina” è l’unica voce narrante del documentario della Mannocchi, la quale, sebbene ci abbia da sempre abituati alla sua voce durante i reportage, stavolta ha deciso di riempire i silenzi delle immagini con i suoni della guerra, le esplosioni, le parole dei testimoni, i rumori e con la musica di IOSONOUNCANE:
La guerra crea voragini, vuoti, nuovi spazi. Porta silenzio e assenze laddove prima c’erano voci, vita. Ma la guerra è anche fatta di suono e suoni. Ho allora pensato fin da subito alla colonna sonora di questo film come all’insieme dei suoni e delle voci di questi spazi sventrati, privati della loro vita.
ha dichiarato Iacopo in una recente intervista. Incani ha composto, arrangiato e prodotto le musiche di “Lirica Ucraina” completamente da solo, tra sintetizzatori, campionamenti, percussioni, pianoforte e voce. Le registrazioni si sono svolte al Tanca Studio di Bologna, il missaggio affidato a Bruno Germano al Vacuum Studio di Bologna e la masterizzazione a Domenico Vigliotti, che ha lavorato al Sonic Temple Studio di Parma.
La musica di “Lirica Ucraina” è pura evocazione, amplifica il potere lirico delle immagini e diventa qualcosa di più di una semplice colonna sonora. Una vera e propria opera a sé stante, un album strumentale che si muove nei solchi della sperimentazione elettronica e delle emotività recondite. E tutto questo porta la firma inconfondibile di IOSONOUNCANE.
Il viaggio nelle voragini lasciate dal conflitto inizia con Ancora Guerra, a pochi minuti dall’inizio del documentario. La melodia è sinistra e lascia spazio al grido dei sintetizzatori di Fuggire e Corpi. Macerie e Ancora Vivi si presentano come una stratificazione satura di synth, quasi a dare l’impressione di essere fuori armonia. Il risultato, però, restituisce un senso profondo di pietà verso la lunga scia di cadaveri e di distruzione che mostrano le immagini. In Scavare, riempire, lasciare la musica si fa pulsazione nera. Gli intervalli melodici sono ridotti e si ripropongono asfissianti, come se non ci fosse melodia giusta a riempire i vuoti strazianti di alcune scene. Sirene si srotola in continui echi cupi, che battono il tempo della musica e della vita.
A seguire il brano Ancora Neve è un canto straziante, reso volutamente distorto, di cui è impossibile decifrare le parole. Il fine è quello di rispettare il più possibile la narrazione e la poetica del film: “E i poveri figli bevvero vino sporco / E udirono le voci lontane di cani affamati da guerre vicine / Lentamente la nuova neve cadde sui campi desolati / Lunga fu la fine, vuota fu la città veduta / Per vecchie donne stanche e bambini nati ferocemente da padri senza dolore / Buio mare senza pace / L’uomo fu nutrito / Buio mare senza pace / E ora piangiamo la casa che bruciò / Il corpo malato venduto per poco grano / Lunga fu la caduta, lungo il silenzio / Lunga fu la fine / Buio mare senza pace / Gelide acque di un buio mare senza pace”.
In chiusura troviamo, Girasoli, brano che suona come un inno funebre e, come ogni inno funebre che si rispetti, decreta la fine. Ma spesso la fine può accompagnarci verso altro, forse verso una luminosa distesa di girasoli (frame, non a caso, scelto a chiusura del film).
I dischi di IOSONOUNCANE sono sempre mondi in cui perdersi. “Lirica Ucraina” non fa eccezione, aprendoci le porte su un universo cupo e riflessivo in cui la musica non racconta, ma preferisce evocare emozioni al servizio delle crude immagini trasmesse dal reportage di Francesca Mannocchi.
Il nuovo lavoro di Iacopo Incani è un album strumentale di sperimentazione elettronica, solenne ma mai pomposo, grave, disperato, e (soprattutto!) popolare; un’immersione nelle sofferenze, nella vendetta e nella fatica del perdono. Se la musica è un modo per stare al mondo, musicare la storia, la guerra, l’assenza è il modo migliore per dare un suono alle storie degli altri.