Martino Corrias – Quadri dell’incomprensione
Recensione dell’EP “Quadri dell’incomprensione” (Autoproduzione, 2023) di Martino Corrias. A cura di Alessandro Logi.
“Quadri dell’incomprensione” è il primo full-length di un artista emergente, nato dal tentativo di dialogo tra essere umano e macchina e soprattutto (come il titolo stesso lascia presagire) dalle incomprensioni e dagli errori che insorgono in questo tentativo.
Martino Corrias, classe 1999, sardo trapiantato a Bologna, ha già pubblicato negli ultimi anni alcuni singoli, tra i quali segnaliamo Eidas, Delta, Gale e Digital Blue. Il giovane musicista vanta anche alcune collaborazioni in altri progetti multimediali, ad esempio con la pagina Instagram dedicata all’urbex Sardegna Abbandonata, l’architetto Francesco Careri, il regista Martino Pinna e il drammaturgo Simone Azzu.
“Quadri dell’incomprensione” è un’opera sperimentale, composta in maniera quasi improvvisata sui sintetizzatori a partire da un numero esiguo di idee di base. Sul suo profilo Instagram Corrias dichiara:
Sono pezzi di musica nati dalle macchine stesse, ma accompagnati per mano dall’uomo. Il focus verte sulla ripetizione costante di pattern scavando in profondità nelle loro possibili micro-variazioni in una continua ricerca di nuovi significati e spesso, di fallimenti e incomprensioni tra macchina e uomo che però sono errori che regalano talvolta nuove visioni e forme musicali. Ogni pezzo è nato in una singola take, con una programmazione a monte dei sequenziatori e un mio continuo manipolamento in cerca di un contatto umano il più possibile privo di conflitti, o in altri termini, il più ecologico possibile. Ad ogni brano è susseguito un lavoro di rifinitura delle informazioni midi ricevute, abbracciando gli errori e rendendoli parte integrante e necessaria al processo creativo, a dimostrazione del fatto che dalle incomprensioni tra macchine e uomo possono nascere dei dialoghi di riavvicinamento assai fruttuosi e inediti per il modo di comporre dell’artista.
L’album si apre con Spettro, traccia che, con in suoi diciassette minuti di durata, copre l’intera prima metà dell’opera. Il brano, prodotto con effetti sonori tenebrosi e spettrali, è dominato da un beat noise/glitch, la melodia – quasi inesistente – è messa da parte a favore del ritmo. Segue Brillamenti, lunga appena due minuti e prodotta con suoni simili a quelli del brano precedente. Rispetto alla traccia precedente, molto più regolare, qui il beat si fa molto più caotico e imprevedibile. Le tracce successive, invece, sono molto diverse tra di loro e rispetto alle prime due dal punto di vista sonoro. Abbandono, che con i suoi nove minuti rappresenta il secondo brano lungo dell’album, si apre in una maniera in parte diversa rispetto alle due tracce precedenti. Il brano si sviluppa su un loop che, a primo ascolto, sembra un arpeggio suonato su un Wurlitzer. Nella seconda metà del brano, lo pseudo-Wurlitzer scompare gradualmente, mentre la melodia viene ripresa e ripetuta da un pad piuttosto dark. Rilascio – probabilmente il brano più complesso dal punto di vista compositivo di “Quadri dell’incomprensione” – si apre con un’intro athmospheric noise, che però termina bruscamente per lasciare spazio agli archi digitali. In questa seconda parte del brano, che sembra una vera e propria composizione scritta per archi “analogici”, emerge la formazione classica di Corrias.
Chiude l’album Teresa, breve brano dedicato alla memoria di Teresa Noce (1900-1980), partigiana e politica italiana che nel 1950 contribuì attivamente alla realizzazione della legge sulla tutela delle madri lavoratrici. Il brano richiama fortemente gli anni ’80, con quelle sonorità synthwave cariche di nostalgia che hanno favorito la rinascita del genere e di altri movimenti artistici simili – si pensi alla vaporwave – a partire dagli anni ’10 del nuovo secolo. Se le altre tracce rappresentano degli esperimenti decisamente interessanti, Teresa è forse la composizione più semplice del disco e, allo stesso tempo, quella più emozionante.
“Quadri dell’incomprensione” è certamente un album di un artista ancora in fase di maturazione. Si comprende, però, come dietro la sua apparente semplicità ci siano tanto studio e tanta ricerca. Le tracce, piuttosto diverse tra di loro dal punto di vista sonoro, sono chiaramente composte tutte secondo un’unica idea di base che – nel bene e nel male – è l’idea chiave della nostra contemporaneità: sono le macchine a fare il grosso del lavoro; l’essere umano può al massimo intervenire sulle micro-variazioni.




