JIM WHITE (Dirty Three): a marzo il nuovo album “All Hits: Memories”

Online il video del primo estratto “Names Make the Name”

Jim White, conosciuto ai più per essere il batterista dei leggendari Dirty Three (oltre ad aver collaborato con più di mezzo mondo alternativo, da Cat Power a Will Oldham, passando per PJ Harvey e Sun Kil Moon) e che lo scorso anno ha pubblicato un disco col suo progetto Xylouris White, ha annunciato l’uscita di un nuovo album.

All Hits: Memories” è in pratica il debutto in solitaria di White ed è stato prodotto assieme a un altro personaggio leggendario ossia Guy Picciotto dei Fugazi, co-autore di sei brani presenti sul disco che uscirà il 29 marzo per Drag City.

Il collaboratore di lungo corso Bill Callahan ha commentato:

Questo è atteso da tempo. Voglio dire, moooooolto in ritardo. Un album solista di Jim. Il kit per la trappola: così semplice, così misterioso. Cosa c’è dentro quelle cose? Aria e luce: di quale secolo? Quale continente? A seconda di come e quando li colpisci, può essere una vibrazione inviata attraverso un respiro preistorico… le foglie morte e bagnate che hai calpestato mentre camminavi verso il primo giorno di scuola. Questi sono i ricordi della batteria in questo disco. Infinito e personale. Modificandosi a vicenda mentre si muovono in avanti o a passo felpato verso l’ombra. La batteria è lo strumento in cui puoi sentire di più la presenza del musicista – tutto il corpo – e percepire maggiormente i suoi pensieri. Lo strumento con il maggior numero di scelte da effettuare invia il maggior numero di onde cerebrali. Un mazzo di onde cerebrali è su questo LP. Jim supervisiona tutto, osserva il luogo perduto in cui ci troviamo, il vuoto – la canzone senza batteria. Ci fidiamo. Ci fidiamo, Jim. I suoi grandi occhi verdi cercano lo strumento giusto (mazzuola, pennello, ecc), occhi che ti scrutano come se fossi una canzone a cui vuole unirsi, vuole vedere se riesce ad aggiungere o capire. Prima degli esseri umani suonavano i tamburi: questi tamburi. Genesis era un pezzo solista di batteria. Dopo gli umani, questa batteria, questo album. Qualcuno, l’ultimo uomo, è su un’astronave ai margini dello spazio. Suona un singolo accordo su un sintetizzatore per liberare il tempo dai suoi vincoli e poi lascia andare. Questo album libera il tempo, lo lascia giocare, lo lascia pascolare, lo lascia ricordare. Questo è un disco di pensieri, ricordi, interventi chirurgici. Un’operazione chirurgica effettuata in modo così abile di cui potresti non renderti nemmeno conto che sta accadendo mentre sta accadendo, ma che ti rimette in piedi quando è finita. Ricordi rinfrescati.

Di seguito trovate il video del primo estratto Names Make the Name assieme alla copertina dell’album.

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