The Chisel – What a Fucking Nightmare

Recensione del disco “What a Fucking Nightmare” (Pure Noise Records, 2024) dei The Chisel. A cura di Antonio Margiotta.

Dopo “Retaliation” del 2021 la nuova prova discografica dei The Chisel era attesa con un certo fermento.

La band di Londra fa il suo ritorno con le sedici tracce di questo “What A Fucking Nightmare” dopo il passaggio da nella scuderia di Pure Noise Records, salto non da poco considerato il peso della label californiana nella scena punk mondiale. Alla luce di ciò non stupisce forse l’approdo dei cinque su sponde (in parte) più melodiche rispetto al passato, e la prova inconfutabile risiedeva già nel primo singolo Cry Your Eyes Out. Un tiro in perfetto stile Oi! sommato a una prova del vocalist Carl Graham dai connotati decisamente catchy, soprattutto per quello che riguarda il ritornello del brano. 

I The Chisel si sono forse ammorbiditi? La risposta è no, e a provarlo ci sono anche i brani più smaccatamente hc di questo nuovo capitolo della carriera della band come No Gimmicks e Fuck ‘Em, dritti come un gancio al volto ed estranei a ogni compromesso nella loro ruvidezza che pesca a piene mani dalla tradizione britannica (e non solo) in questo ambito.

Ma anche le tracce più “orecchiabili” della proposta – e non a caso le uniche a superare i due minuti e mezzo di durata – si distinguono per essere un condensato di energia invidiabile: Ain’t Seen Nothing Yet e Cuts Like A Knife sono lì a provarlo, con le loro sfumature che fanno da contraltare alla grezza essenzialità di pezzi come Evil by Evil. In ogni caso, ci si trova di fronte a un concentrato di rabbia che esplode raccontando le ingiustizie e le divisioni di questo mondo, con il desiderio di scatenare una reazione e risollevare dal torpore in cui troppo spesso ci ritroviamo immersi. 

E forse proprio per questo l’aggettivo che meglio descrive il full length della band londinese è “energizzante”: una scarica di aggressività ad alto tasso motivazionale, che ci fa alzare la testa alla ricerca di persone con cui gridare a squarciagola contro tutto ciò che ci fa incazzare. Molto probabilmente le stesse persone con cui ci troveremmo a pogare spalla a spalla a un concerto del quintetto, intonando brani di resistenza quotidiana del calibro di Living For Myself.

I The Chisel si fanno dunque portavoce di una furia sinonimo di genuinità, di un’autentica espressione di sé che tra riferimenti a The Oppressed, Pogues, Violent Reaction e altre precedenti esperienze dei membri della band trova nei brani di questo album la sua forma ideale. Da ascoltare e gridare a pieni polmoni, che abbiate o meno un paio di Doc Martens da indossare per l’occasione.

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