Knoll – As Spoken
Recensione del disco “As Spoken” (Autoproduzione, 2024) dei Knoll. a cura di Lucio Leonardi.
Ah, la sana violenza auditiva, quanto mi garba.
Un giorno, girovagando nel caro Instagram, una storia sponsorizzata balena ai miei occhi, e vengo rapito da quella copertina scura, quasi horror, vintage, entro nella pagina e scopro un mondo buio e disastroso, quello di questi quattro criminali di Memphis, sconosciuti fino ad allora, ma che solo con la loro immagine mi avevano intrigato e parecchio. Ma qui non siamo su un blog d’arte, dove parlare dell’ultima installazione del tale artista cecoslovacco sconosciuto, quindi è della musica che ci interessa e di quella parleremo.
Come detto, i Knoll sono di Memphis, Tennessee, sono al loro terzo album, autoprodotto, e si possono inserire facilmente in quel filone di ultraviolenza, quasi parossistica, che vede come massimi esponenti band come Celeste e Full of Hell tra gli ultimi; loro lo chiamano Funeral Grind e a conti fatti non è altro che una miscela, perfetta e riuscitissima, di sludge, grind, post metal, noise, black metal sputato con così tanta foga da intimorire quasi.
Mai fini a se stessi, sempre schiaccianti, neri come la pece, con una spiccata personalità che li differenzia dal resto e ne denota le capacità di far male, al cuore e alla mente.
Ah, la sana violenza auditiva, quanto mi garba.




