Ben Frost – Scope Neglect
Recensione del disco “Scope Neglect” (Mute, 2024) di Ben Frost. A cura di Sara Fontana.
Questa recensione conferma il mio masochismo, perché mai mi sono messa in testa di poterla fare e in breve tempo?
Cosa si può raccontare di un disco come “Scope Neglect”, a parte il fatto che mi pare di essere un cane ai piedi del tavolo che richiede un pezzo di pane e una volta ottenuto si stupisce e brama per averne ancora?
Questo è un album dove la gestione del silenzio è immensa, Ben Frost diventa Kairos che governa ogni azione e riferimento temporale fatto da loop su nastri o di chitarre metal ferrose che trafiggono come una pioggia di ghiaccio. Si elaborano queste chitarre, si trasformano, si schiacciano e si processano tramutandole in una sorta di drum machine sopra la quale intervengono i suoni elettronici di un sintetizzatore spaziale e lontano che si muove tra meteoriti e campionamenti di vario genere. È una guerra di suoni virtuosa, cupa e scintillante, un ossimoro tradotto in musica.
Cosa dovremmo dire al post-industrial di Ben Frost che mette in contatto epoche diverse di musica elettronica in un unico spazio rendendoci un album così nuovo, molto familiare, come se in realtà facesse parte di noi da sempre?
Nulla, niente, però possiamo semplicemente abbandonarci ad esso, su di esso o forse sotto di esso, ed aspettare che la musica, guidata dalla mente brillante del suo creatore, faccia il suo corso.




